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a cura di Giovanna Busolini

(Sottolineature, grassetti e note sono i miei)

19 settembre 1944.

Dice Gesù in risposta a certe mie riflessioni:

«Lucifero è intelligentissimo oltre che astuto. Usa dell’astuzia per insidiare, ma dell’intelligenza per pensare se e quando e come può darmi pena e rovinare una creatura. Credi pure che non spreca mai inutilmente il suo tempo.

Perciò, dato che, per quanto sia onnipresente ((G "Onnipresente" in questo caso non significa che Satana possa essere contemporaneamente in ogni posto come Dio, ma solo – come viene spiegato in seguito – che Satana, essendo puro spirito, è instancabile e ha la possibilità di raggiungere una velocità nei trasferimenti che per noi è impensabile)) sulla terra, ha tanto da fare presso i tanti uomini che abitano il globo, e per quanto la poca attenzione dell’uomo e la sua scarsa volontà di bene facciano, della potenza di Lucifero, veramente grande, una quasi onnipotenza sulle creature, perciò, dico, deve calcolare bene il suo tempo e non perderne un attimo per lavorare con utile. Col suo nefando utile che è quello di impinguare i suoi forzieri infernali di tesori rubati a Dio: le anime.

È veramente un instancabile lavoratore. In alto, l’instancabile opera il bene per voi. In basso, l’instancabile opera il male per voi. E in verità ti dico che egli ha più fortuna di Dio. Le sue conquiste sono più numerose delle mie. Ma, tu puoi ben capire dalla premessa, essendo astuto, intelligente, indaffarato, non può concedersi il lusso di occuparsi di tutti in ugual misura. E non se lo concede.

Oh! nel suo male è un asceta dell’idea che persegue, tutto votato ad essa, e non si distrae, non viene a transazioni, non a stanchezze, non a rimandi! Foste voi, uomini, verso il bene quello che è Satana verso il male! Ma non lo siete.

Lucifero, man mano che una creatura nasce all’intelligenza, prima se ne cura ben poco, si limita a guardarla e guatarla come probabile futuro capro del suo infernale gregge; man mano che una creatura nasce al saper volere, al saper pensare, ossia oltre i sette anni, aumenta la sua attenzione e inizia il suo insegnamento.

Il ministero angelico istruisce e conduce gli spiriti con parole di luce. Il ministero satanico istruisce e istiga gli spiriti con parole di tenebre. È una lotta che non ha mai fine. Vinto o vincitore l’uno, vinto o vincitore l’altro, l’angelo di luce e l’angelo di tenebre battagliano intorno ad uno spirito sino all’ultima ora mortale, per strappare l’uno all’altro la preda, riconsegnandola l’uno al suo Signore, nella luce, dopo averla avuta in tutela tutto il giorno terreno, trascinandosela seco nelle tenebre l’altro se vittoria ultima fu sua.

Però fra i due che battagliano vi è un terzo, ed è, in fondo, il più importante personaggio. Vi è l’uomo per cui i due battagliano. L’uomo libero di seguire la sua volontà e dotato di intelligenza e ragione, munito della forza incalcolabile della Grazia che il Battesimo gli ha reso e che i Sacramenti gli mantengono e aumentano.

La Grazia, tu lo sai,[1] è l’unione dell’anima con Dio. Perciò dovrebbe darvi tanta forza da rendervi imprendibili e incorruttibili alle insidie e corruzioni sataniche, perché l’unione con Dio dovrebbe farvi semidei. Ma per rimanere tali occorre volerlo. Occorre dire a Satana e dirsi: “io sono di Dio e voglio esser solo di Dio”. Perciò ubbidienza a precetti e consigli, perciò sforzo continuo per seguire e perseguire e conquistare il bene e un sempre maggior bene, perciò fedeltà assoluta e vigilanza costante, perciò eroismo per vincere se stessi e l’esterno nelle seduzioni della concupiscenza trina e nelle sue multiple facce.

Pochi, molto pochi, troppo pochi sanno fare queste cose. E allora? E allora a questi, così facili a prendersi quando lo si voglia, così inerti a sfuggire quando sono stati presi, Satana dà poca cura. Fa come il gatto col topo. Li prende, li strozza un pochino, li stordisce e poi li lascia, limitandosi a dar loro un’altra unghiata e un’altra zannata se dànno segno di tentare una timida fuga. Non più. Sa che sono “suoi” e non perde molto tempo per loro, né molta intelligenza.

Ma coi “miei”! Oh! coi miei è un’altra cosa! Sono la preda che più solletica la sua livida fame. Sono gli “imprendibili”. E Satana, cacciatore esperto, sa che vi è merito a catturare le difficili selvaggine. Sono le “gioie” di Dio. E Satana fa gran festa quando può dar dolore a Dio e offesa e delusione. Vive d’odio. Come Dio vive d’amore. È l’Odio. Come Dio è l’Amore. L’Odio è il suo sangue. Come l’Amore è il mio. Eccolo allora moltiplicare cure e sorveglianze intorno ad un “mio”.

Entrare in una fortezza smantellata è giuoco di bimbi. Non lo vuole il re crudele dell’inferno. Vuole le fortezze di Dio, le rocche monde e lisce, limpide come cristallo, resistenti come acciaio che da ogni parte mostrano scolpito, fin nelle latebre più fonde – anzi è dalle latebre che trapela come fluido che si emana da un interno all’esterno – il Nome più santo: Dio. Il Nome che essi amano, servono, pronunciano, con lo spirito adorante, ad ogni battito del loro cuore. Prenderli, prendervi, strapparvi a Me, cancellare dal vostro essere trino di spirito, carne e ragione, quel Nome, fare di voi, fiori del mio giardino, immondezza per il suo inferno, e ridere, gettando il suo riso bestemmiatore contro il trono divino, ridere per la sua vittoria sull’uomo e su Dio. Ecco la gioia di Satana.

Più siete “miei” e più egli si accanisce a farvi suoi. E siccome è in voi una vigilanza e una volontà assidue, egli, l’Astuto, non vi segue e persegue col metodo usato per gli altri. Ma vi assale proditoriamente, a distanze sempre più lunghe, nei momenti più imprevedibili e coi motivi più impensabili. Approfitta del dolore, del bisogno, dell’abbandono, delle delusioni, e balza come pantera sulla vostra stupita, accorata debolezza del momento, sperando di vincervi allora per rifarsi di tutte le volte che l’avete vinto.

I mezzi? infiniti. Il metodo? Uno solo. Quello di una benevola, bugiarda dolcezza, di una ragionata e pacata parola, di un aspetto di amicizia che aiuta, che vuole aiutare.

Ne hai avuti di assalti? E ne avrai ancora, e molti, e sempre più astuti. Oh! che livore per Me e per te! Sempre più ne avrai; e di così sottili da trarre in inganno anche il più furbo. Furbo umanamente parlando. Perché – sorridi, anima che amo – perché la semplicità compenetrata di Dio, e che si conserva tale, è impenetrabile ad ogni sottigliezza.

Ti ferirà l’esterno. Ma è onore di soldato la cicatrice che segna la carne e dice: “Questo segno è prova di battaglia virile”. E più un soldato ha le carni rigate da questi segni e più il mondo al valoroso si inchina. Nelle battaglie spirituali succede lo stesso. E le vostre ferite, che non ledono lo spirito ma illividiscono solo ciò che è involucro allo spirito-re, sono il vostro onore. E per esse sarete onorati in Cielo.

In verità ti dico che voi chiamate “martiri” solo coloro che perirono per opera di tiranni. Ma tutti i miei santi sono martiri. Perché per esser santi dovettero subire persecuzione di Satana e rimanere fedeli. Gloria a chi vince! Le palme celesti sono per voi.»

 


[1] Per averlo scritto nei dettati del 7 giugno 1943, ne «i quaderni del 1943»

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