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30 settembre 1943.

Dice Gesù:

«È il segno[1] che differenzia i veri dai falsi miei discepoli.

Il vero discepolo non ambisce esser conosciuto come da più degli altri. Umile come il suo Maestro e come la Mamma mia dolcissima, vela con ogni cura le sue potenze soprannaturali sotto una veste di vita comune. Sofferenza è per esso il vedere scoperta la sua vera natura e, se fosse possibile ottenerlo, vorrebbe che nessuno se ne accorgesse e soprattutto ne parlasse.

Il falso discepolo, all’incontrario, si autoeleva, si autocelebra e attira l’attenzione di tutti sui suoi atti e su se stesso; gli uni e l’altro ugualmente ipocriti. Con falsa umiltà si destreggia in modo da obbligare gli altri a vederlo nella luce che a lui piace, ossia in una luce di santità che è invece duplice peccato di menzogna e di superbia. Ma, figlia mia, come un fiore di carta differisce da un fiore vero, così il falso discepolo differisce dal vero discepolo. Può ingannare chi guarda superficialmente, ma non inganna chi si avvicina ad esso con attenzione.

Inoltre ‑ sappilo ‑ su chi è un altro piccolo Me, tanto vive in Me e opera per Me, sta un segno che le anime avvertono. Le anime, ho detto. È inutile rammaricarsi che gli altri se ne accorgono. L’anima posseduta da Dio esala un profumo e una luce che sono di Dio, di Dio vivente in lei. E tu sai che profumo e luce sfuggono ad ogni serrame quando sono intensi. E quale luce e profumo saranno più intensi di quelli di Dio? Ora se una vista e un olfatto umano, ossia limitati, riescono a percepire luce e profumi anche se ben serrati, vuoi tu che l’anima, la cui sensibilità non è umana ma spirituale, non percepisca l’odore di Dio e la luce di Dio vivente in un cuore?

Te l’ho già detto altre volte[2] che voi, miei prediletti, siete luce e profumo nel mondo e imbalsamate di Me i fratelli e ad essi trasmettete la mia Luce che è in voi. E allora perché te ne stupisci? Lascia che il mondo dica, che il mondo buono e anche il men buono dica: “Tu sei una figlia di Dio”. Serve anche questo per condurre a Me. Tu sii “Maria” anche in questo e di’ il tuo Magnificat. Maria non si esaltava nella superbia dell’altrui lode, ma neppure negava le grandi cose che Dio faceva in Lei.

Maria, ossia tu, non si esalti mai. Come un fiore sotto al sole, lasci che altri vedano come il Sole l’abbraccia e umilmente dica: “Sono bella per grazia tua”, e caritatevolmente doni a tutti la gioia che Dio mette in lei con la sua carezza di luce e col suo profumo di verità. E faccia tutto ciò imitando il silenzio mio e di Maria. Santa virtù del saper tacere! Il silenzio, Maria, parla più d’ogni parola quando è silenzio d’amore

 

 


[1] È chiarito nello scritto del 1° ottobre.

 

[2] Ad esempio, nello scritto del 22 aprile e nel dettato del 12 settembre.

 

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