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Di Giovanni D'Ercole 

 
 08 Dec 2014 / 

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mons-dercoleMaria Immacolata, di cui si celebra la festa l’8 dicembre, è segno, per volontà di Dio, di perfezione assoluta in una creatura umana: nessuna persona si avvicina alle sue altezze di bontà e nessuno, neppure tutti gli angeli e i santi messi insieme, hanno maggior potere d’intercessione sull’Onnipotente. In Lei rifulge l’immensa bellezza e splendore di Dio. Maria è specchio terso dell’armonia divina. Proprio per questo, a Maria Immacolata occorre guardare oggi con speranza poiché il mondo è malato, e assistiamo ogni giorno alle spaventose degenerazioni di questa patologia, che si possono sintetizzare in un’unica espressione: si è perso il gusto della bellezza. Gli uomini sono spesso costretti a una vita brutta, senza dignità, senza responsabilità, senza creatività.

E questa mancanza non può essere vinta con qualche particolare “aggiustamento”: un impegno buonista che rompa per qualche istante la logica devastante dell’egoismo imperante, qualche momento di solidarietà che riduca la forza diabolica dell’odio e della violenza, qualche sussulto di legalità che vinca l’insidia della corruzione e del malaffare. Le cronache quotidiane disegnano con tinte sempre più fosche la nostra società ferita da fatti criminosi e da ingiustizie dilaganti. Il male sembra trionfare sul bene, la cattiveria e l’odio distruttore sulla solidarietà. Come reagire? Da dove ripartire? La festa dell’Immacolata Concezione offre ai credenti un’indicazione molto chiara e rianima la speranza in un’era migliore. Dio non è venuto per qualche aggiustamento. Scegliendo Maria, tutta Santa, come madre del suo Figlio unigenito, Agnello immacolato immolato per la salvezza dell’umanità, ha voluto ricostruire tra gli uomini e per gli uomini quella bellezza che “sola salverà il mondo”.
La purezza divina, che l’avvolge, diviene tangibile possibilità per noi di ritrovare l’armonia perduta con il peccato originale e sperimentare che, malgrado la fragilità della natura umana, “l’uomo è circondato dal grande mistero dell’ordine e dell’armonia”, come osserva lo scrittore russo F. Dostoevskji nel romanzo “l’Idiota”. Per tale ragione è proprio all’Immacolata, Madre di Dio, che occorre rivolgersi in questi tempi di apostasia e di corruzione, d’incertezza e di confusione, implorando che il suo Cuore Immacolato trionfi presto e ottenga per il mondo il dono della pace. La Sua festa diventa per noi cristiani provvidenziale occasione per ripensare alla nostra missione in questo tempo. I principi cristiani sembrano pericolosamente crollare e nelle società occidentali anche i comandamenti che Dio consegnò a Mosè sono calpestati: le Tavole della Legge sono sostituite con le tavole del culto all’uomo e dei suoi “diritti”, che invece di liberarlo lo conducono sempre più nell’abisso della solitudine e della disperazione.

Soltanto l’Innocenza pura, ovvero la Vergine Immacolata, può venire in soccorso di tanta bruttura, che con pericolose infiltrazioni nell’educazione dei ragazzi, è capace di contaminare anche l’età dell’innocenza. Privilegiata per eccellenza, l’Immacolata è dolcezza e quiete inenarrabili. E’ il «Paradiso di Dio», come la definisce mirabilmente san Luigi Grignion de Montfort: «Non c’è e non ci sarà mai creatura in cui Dio sia più grande – al di fuori di se stesso e in se stesso – che nella divina Maria. Maria è il paradiso di Dio e il suo mondo ineffabile, in cui il Figlio di Dio è entrato per operarvi meraviglie, per custodirlo e compiacersi. Ha fatto un mondo per l’uomo pellegrino: è il nostro; ha fatto un mondo per l’uomo beato, il paradiso; ma ne ha fatto un altro per sé e gli ha dato il nome di Maria”. In Maria, Vergine Immacolata, vediamo il segno certo e il sostegno valido della nostra speranza.

Mons. Giovanni D’Ercole
Vescovo di Ascoli Piceno

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