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IN RES PUBLICA ET SOCIETAS / ON 22 MAGGIO 2014 AT 10:50 /

Martin Schulz, il socialdemocratico tedesco presidente del Parlamento di Strasburgo e candidato dei socialisti europei alla presidenza della Commisione, ha commesso un grave errore che rischia di lasciare un segno sulla sua campagna elettorale, quanto meno nei paesi di lingua tedesca. Giovedì 15 maggio, durante un pubblico dibattito trasmesso anche in tv in Germania e in Austria, parlando di simboli religiosi, a Schulz è scappato detto che in Europa «ognuno ha il diritto di mostrare quel che pensa nello spazio privato», e che tuttavia «gli spazi pubblici devono restare neutrali». Questo anche perché «nell’Unione Europea c’è il pericolo di un ritorno dei conservatori e noi dobbiamo combatterlo». Come prevedibile, quello che è stato sintetizzato come “l’attacco di Schulz al crocefisso” è subito diventato in Germania (ma anche in Austria) uno dei temi dominanti in questi ultimi giorni di campagna elettorale prima del voto del 25 maggio. «Schulz non avrebbe potuto fare un favore più grande ai due partiti dell’Unione, quello cristiano-democratico di Angela Merkel e quello cristiano-sociale del governatore bavarese Horst Seehofer», scrive Andrea Affaticati sul Foglio. Fino all’incauta uscita del candidato socialista alla Commissione Ue,-riferisce una nota di tempi.it-,  infatti, gli esponenti della Cdu e della Csu «erano ancora alla ricerca di un cavallo di battaglia capace di catturare l’attenzione del loro elettorato». E la notizia che «Schulz vuole vietare le croci in Baviera» sembra essere finalmente un tema capace di «mettere in evidenza le differenze tra socialisti (Pse) e popolari europei (Ppe)». Cosa assai più difficile quando si parla di unione fiscale, del fondo di solidarietà europeo o di salari minimi. Accortosi dell’errore, continua il Foglio, Schulz ha anche tentato di rimangiarsi le parole pronunciate in pubblico: i crocefissi, ha precisato, «sono parte della nostra eredità e personalmente mi rallegro ogni volta che mi imbatto in una croce durante una passeggiata». Ma nell’Europa che ha deciso di espungere dalla costituzione le proprie radici cristiane, e che ogni due per tre mette sotto processo i simboli cristiani esposti al pubblico, la “gaffe” sulla neutralità degli spazi pubblici continuerà ad apparire, in bocca a Schulz, ben più credibile delle sue deboli spiegazioni. 

a cura di Giovanni Profeta 

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