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 a cura di Giovanna Busolini

Tutti i Santi

 

La festa di Tutti i Santi (in latino: Festum Omnium Sanctorum), conosciuta anche come Ognissanti, si diffuse nell’Europa latina nei secoli VIII-IX. Un’unica festa per tutti i Santi, ossia per la Chiesa gloriosa, intimamente unita alla Chiesa ancora pellegrinante e sofferente.

 Oggi è una festa di speranza: l’assemblea festosa dei nostri fratelli” (canonizzati e non) rappresenta la parte eletta e sicuramente riuscita del popolo di Dio; ci richiama al nostro fine e alla nostra vocazione vera: la santità, cui tutti siamo chiamati non attraverso opere straordinarie, ma con il compimento fedele della grazia del battesimo.

La prima lettura della Messa di oggi, è tratta dall’Apocalisse di S. Giovanni, con la visione di tutti i “servi di Dio« Dopo ciò, apparve una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e portavano palme nelle mani. » (Ap 7,9) 
La santità non è dunque rara, se di Santi è gremito il cielo. I Santi non sono soltanto quelli venerati nel Calendario, che pure sono già molti anche se rappresentano una piccolissima quota dei Santi che, come dice S. Giovanni, « nessuno poteva contare » tranne Dio.

Del resto nel Vangelo di oggi  (Mt 5,1-12) Gesù per ben nove volte dichiara « beati i poveri di spirito » « quelli che piangono, i miti, quelli che hanno fame e sete della giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace, i perseguitati…» concludendo « poiché di essi è il regno dei cieli ».

I Santi sono coloro che si sono meritati la ricompensa del cielo: poveri in spirito, mansueti, tribolati, giusti, misericordiosi, puri, pacifici e perseguitati a causa di Gesù. Tutti Santi. Innumerevoli Santi, come dice chiaramente l’Apocalisse.

Nel Calendario, la Chiesa ha segnato soltanto i nomi di coloro la cui vita è stata riconosciuta esemplare. Ma sono santi tutti coloro che si salvano, e sperano di salvarsi per i meriti di Gesù.

Il 1° novembre venne decretato una festività di precetto da parte del re franco Luigi il Pio nell’835. Il decreto fu emesso “su richiesta di Papa Gregorio IV (827-844) e con il consenso di tutti i vescovi”.

La festa di Ognissanti celebrata dalla Chiesa Ortodossa d’Oriente cade invece la prima domenica dopo la Pentecoste e, in quanto tale, segna la chiusura del ciclo pasquale.

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A coronazione di quanto sopra, riporto qui di seguito una lezione di S. Azaria (l’angelo custode di Maria Valtorta) :

Dice Azaria:

Nel giorno di Tutti i Santi io ho taciuto, perché tutto il Pa­radiso ti parlava con il suo amore. Tutto era lezione nel gaudio di cui gioivi. Io perciò sono stato al tuo fianco, tutore del mistero e adoratore con te della Divinità che ti beneficava. Che dovevo dire più di quanto ti dicesse ciò che vedevi e ciò che gustavi e comprendevi? La Chiesa gloriosa, dandoti ciò che tu hai chia­mato: il suo amore — ed era giusta definizione — ti dava la spie­gazione più bella e più giusta di ciò che è il dogma della Comu­nione dei santi, di ciò che è la santità, di quale sia il modo per divenire santi e di ciò che costituisce il premio a chi sa divenire santo. La liturgia della festività di Tutti i Santi si mutava da pa­rola in visione, da visione in comprensione, da comprensione in partecipazione. Io tacevo, vegliando e venerando.

Ma oggi posso ben dire: Ecco, hai visto la beatitudine di coloro che seppero essere senza macchia nella loro via. Procedi come essi nella Legge del Signore e giungerai a quella beatitudine che vi compensa di ogni dolore sofferto quaggiù.

E ama, come ti sei sentita amare dal grande e luminoso Popolo dei Santi; ama e prega per tutti i tuoi fratelli militanti, per attirare su loro la custodia protettrice di Dio che li difenda da prove che essi non sanno superare e li attiri, con la sua bontà, a bontà di opere e di pensieri. E tu sai da quali devi sempre in­cominciare… Gesù sulla croce ebbe la prima parola, e di pre­ghiera, per coloro che erano i maggiori peccatori e i suoi più sottili carnefici, anzi suppliziatori, perché anche alla parte che non è carne, davano dolore, il maggior dolore.

Amare così richiede una grande fortezza di spirito, una ine­sausta fortezza. L’io vostro è una trinità di forze diverse e di sensazioni diverse. Quello superiore a tutti, l’io spirituale, nei veri figli di Dio ha volontà continua di amore e perdono per imitare il Cristo Ss. e per conseguenza del suo vivere nell’Amore e con l’amore. L’io morale reagisce già con più forza contro ciò che lo colpisce. Gli affetti lesi si risentono. Le stime scosse si accasciano. Le delusioni portano a severi giudizi. Le offese, a volontà di rendere ciò che si è ricevuto, o quanto meno a risenti­menti che induriscono verso i colpevoli.

L’uomo ha pesantezze di materia anche nel suo modo di pensare e di agire in risposta a ciò che riceve. Soltanto l’io spi­rituale evade da questa vostra condanna di essere sensuali anche nel morale, quasi che le radici dell’albero della vostra carnalità si sprofondassero, oltre la carne, dentro alle immateriali — eppur già opache e pesanti, rispetto allo spirito — fibre del vostro pen­siero.

La parte materiale poi, l’io animale — anche perché il do­lore, quale che ne sia l’origine e la forma, è sempre esasperazione di carne e sangue, nervi e organi — urla — ad ogni più piccola causa di dolore o di offesa che, turbando l’equilibrio fisico e psi­chico, da disturbi a tutto l’uomo — la sua animale volontà di rea­gire violentemente. Nell’uomo è nascosto un dio e una belva. Al centro, a far da asse alla bilancia di queste due forze opposte, sta la volontà, la ragione dell’uomo, il suo che morale, e l’ago della bilancia è soggetto a continue scosse. Pende alla belva se predominano le forze oscure. Pende al dio se predominano le luminose forze spirituali. Ma se l’asse sta saldo, se non si disimperna e l’uomo sa conservarsi animale ragionevole, l’ago della bilancia si sposta là dove è fervore di opere sopranaturali, e la belva è vinta, e trionfa il dio.

Potrei anche dirti che la volontà dell’uomo, libera e co­sciente, è come l’ago calamitato di una bussola tremante sul sottile perno centrale, sospesa quasi ma attirata dalla forza di­vina, dal Polo perfetto opposto al polo demonico. Se la volontà sa conservarsi buona l’ago deve necessariamente volgersi sempre là dove è il sopranaturale. Possono i fatti della vita volgere e ri­volgere la creatura in ogni direzione, come foglia presa da un turbine di vento. Ma il suo ago, la sua volontà, sarà sempre in direzione di Dio. Talora dovrà fare un giro completo su sé stessa per ritrovare Dio. Ma lo farà quando Dio è il suo Tutto. E sarà sempre in Dio, sempre nell’amore, anche se uomini e demoni si studieranno con lavoro inesausto a turbarla, a travolgerla, a por­tarla nella tempesta, verso scogliere di perdizione. No. Se uno è forte in Dio il suo ago non perde il suo magnetismo, e a Dio si volge, e per Dio opera, e per Dio perdona.

Come si ottiene di rimanere in questa fortezza? Lo dice Paolo: ” Rivestendosi dell’armatura di Dio “, ossia prendendo le sue virtù per farne piastre alla corazza di difesa. Perché solo le forze di Dio possono resistere alle forze che vi assalgono, e che non sono i piccoli uomini, che all’apparenza sono i vostri as­salitori; non sono le forze della carne e del sangue latenti, in voi stessi; ma sono i dominatori di questo mondo tenebroso, i principi e le potestà infernali che sono in realtà gli agenti mo­tori di quelli che vi danno assalto e dolore. Gli uomini, molte volte, sono fantocci manovrati da Satana, e non lo sanno, e non lo credono. Da soli non potrebbero fare tanto male. Ma, su­perficiali svagati e superbi come sono, non si tengono sulle di­fese, sprezzano le difese che Dio offre loro, e nudi, deboli, asson­nati, suggestionati, finiscono con l’essere afferrati dall’Avversario che li agita, a dolore dei figli di Dio.

Altra forza pericolosa è la carne. Essa è in voi, ed è la ri­belle che drizza sempre il capo. Ma le armi di Dio la domano. Prendetele dunque per resistere nelle tentazioni che hanno mille e mille nomi, che vengono da mille e mille parti, che si avventano tanto alla animalità dell’uomo, come al suo morale, come al suo spirito, e sarete vittoriosi. Verità, giustizia per spada e coraz­za. Fede per scudo. Conoscenza profonda della Sapienza pre e post cristiana per poter camminare senza pericolo di errore sulla via pacifica e santa di Dio.

Fede, fede, fede. Chi crede alla vita futura da godere uniti a Dio, chi crede alle verità insegnate non si perde. I dardi infuo­cati, dice Paolo — io dico anche i dardi avvelenati del Maligno — vengono resi freddi e innocui dal candido fiume della Fede. Fede, Fortezza e Sapienza. E avrete lo spirito vittorioso sulle seduzioni e assalti di tutto ciò che è odio a Dio.

E pazienza anche con voi stessi. Non impazientirsi se, nono­stante ogni cura, qualche botta vi raggiunge. Non dirvi: ” Segno è che sono in disgrazia di Dio”. Pensate sempre che Satana la­vora contro chi non è suo. Non è uno stolto, da perdere tempo con quelli che ha soggetti. Il suo tempo lo usa intelligentemente bene a fare il male là dove merita farlo, là dove vi è da dar do­lore a Dio, là dove lasciare in pace vorrebbe confessare che si vuole una sconfitta e una perdita. Perché Satana vede il passato e il presente, ma non il futuro. Perciò può lusingarsi, sinché l’uomo vive, di far suo anche colui che al presente è un giusto. E con la sua perseveranza qualche volta ci riesce.

Rifugiatevi nel rifugio di Dio, e non temete. Abbiate pre­sente Giobbe di Us. Satana sfidò Iddio, Satana che non vede il futuro e spera vittoria anche su chi ha già il suo nome scritto in Cielo, e, derisore di Dio e del giusto, satireggiò: ” Toccalo in ciò che possiede, e vedrai se non ti maledice! “. E il Signore gli permise di tentarlo, ma non di levargli la vita. E Satana in­furiò sul giusto, non risparmiandogli nessun dolore, neppure quello dei rimproveri ingiusti di falsi giusti, ossia di giusti sol­tanto a parole e perché godevano di ogni bene.

Tu conosci cosa è questo dolore. E’ quello che è più penoso della malattia, della morte, della perdita dei beni. Quello che cimenta le virtù più di ogni altra cosa. Ma Giobbe — non osser­vare se nel dolore ebbe lamenti, era sempre un uomo — perché era rivestito della fortezza delle virtù di Dio, rimase un giusto, e Satana perse la battaglia, e furono umiliati i tre fantocci mossi da lui per aumentare il dolore del provato e indurlo a parole di lamento.

Satana può sino ad un limite, e non di più. Ricordalo sem­pre. E lascia pure che ti perseguitino i novelli Elifaz, Baldad e Sofar, parlando con la sola lingua come uccelli parlanti o stru­menti meccanici, senza la luminosità della ragione. Lasciali fare, e non ti struggere nella tema che Dio non ti soccorra. Dio vede te e loro, e Dio provvede. Stai nella via del Signore ed Egli sarà con te.

Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo ».

 

 

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