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26/06/2014
   

Specola vaticana

SPECOLA VATICANA

Il Papa incontra un gruppo di giovani astronomi partecipanti al corso organizzato dalla Scuola di Astrofisica della Specola vaticana

MICHELANGELO NASCA
ROMA

Vedendo i vostri volti, ha detto papa Francesco incontrando i giovani astronomi partecipanti al Corso estivo organizzato dalla Scuola di Astrofisica della Specola Vaticana, “mi sembra di ammirare un mosaico che comprende popoli di ogni parte del mondo. È giusto che tutti i popoli abbiano accesso alla ricerca e alla formazione scientifica. L’auspicio che tutti i popoli possano godere dei benefici della scienza è una sfida che ci impegna tutti, specialmente gli scienziati”.

La Specola vaticana è una delle più antiche istituzioni di ricerca astronomiche del mondo direttamente dipendente dalla Santa Sede. La sua origine risale alla seconda metà del secolo XVI.  Guidati da esperti professori, i giovani astronomi, che hanno partecipato al corso, si sono dedicati allo studio delle galassie e al confronto scientifico, condividendo le tradizioni e culture religiose di appartenenza. “Quanto più profondamente – diceva Pio XII nel febbraio 1948 ai soci della Pontificia Accademia delle Scienze – il cultore del sapere e della scienza spinge la sua indagine nelle meraviglie della natura, tanto più sperimenta la propria insufficienza a penetrare ed esaurire la ricchezza del concetto della costruzione divina e delle leggi e norme che la governano”.

Papa Francesco ha accolto con grande interesse i docenti e gli allievi del Corso estivo organizzato dalla Specola Vaticana, sul tema “Galassie: vicine e lontane, giovani e vecchie”; una scuola internazionale, questa, che riunisce professori e alunni provenienti da tutte la parti del mondo, nell’affascinante e difficile compito di studiare l’universo. “Questa iniziativa – ha osservato il Pontefice – semplice e concreta mostra come le scienze possano essere uno strumento adatto ed efficace per promuovere la pace e la giustizia. Anche per questo la Chiesa è impegnata nel dialogo con le scienze a partire dalla luce offerta dalla fede, poiché è convinta che la fede può allargare le prospettive della ragione, arricchendola”.

La Scuola di Astrofisica della Specola vaticana diventa così un’opportunità per i giovani che, attraverso lo studio scientifico dell’universo, si pongono alla ricerca delle verità scientifiche e offrono un contributo alla conoscenza e alla cultura del nostro tempo. Un binomio – scienza, fede – più volte messo a tema da Giovanni Paolo II: “La verità – scriveva il Pontefice polacco nella Lettera a Padre George V. Coyne, direttore della Specola vaticana, nel giugno dell’88 – è che la Chiesa e la comunità scientifica verranno a contatto inevitabilmente; le loro opzioni non comportano isolamento. I cristiani non potranno non assimilare le idee prevalenti riguardanti il mondo, idee che oggi vengono influenzate profondamente dalla scienza. Il solo problema è se essi lo faranno con senso critico o senza riflettervi, con profondità ed equilibrio o con la superficialità che avvilisce il Vangelo e ci fa vergognare di fronte alla storia. Gli scienziati, come tutti gli esseri umani, dovranno prendere decisioni su ciò che in definitiva dà senso e valore alla loro vita e al loro lavoro; faranno questo bene o male, con quella profondità di riflessione che si acquista con l’aiuto della sapienza teologica, o con una sconsiderata assolutizzazione delle loro conquiste al di là dei loro giusti e ragionevoli limiti”.

Anche papa Francesco, nel corso dell’udienza, ha incoraggiato i giovani astronomi a seguire il dialogo tra la scienza e la fede: “La Chiesa si rallegra del mirabile progresso scientifico riconoscendo l’enorme potenziale che Dio ha dato alla mente umana, come una madre si rallegra ed è giustamente orgogliosa quando i suoi figli crescono ‘in sapienza, età e grazia’ (Lc 2,52)”. Il Papa, inoltre, ha invitato i partecipanti al corso a condividere le conoscenze acquisite sull’universo con i propri connazionali; “Solo una piccolissima parte della popolazione mondiale – ricorda Francesco – ha accesso a tali conoscenze, che aprono il cuore e la mente ai grandi interrogativi che l’umanità da sempre si pone: Da dove veniamo? Dove andiamo? Che senso ha questo universo di centomila milioni di galassie?… La ricerca di risposte a queste domande ci predispone all’incontro con il Creatore, Padre buono, poiché ‘in lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo’ (At 17,28)”. 

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