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Globulo rosso contro Darwin

Stefano Maria Chiari 16 Giugno 2012

Leggendo la brillante risposta di Blondet, vorrei riaffacciarmi sul Giornale per portare una piccola riflessione, tale da minare alla base le radici del ragionamento evoluzionista.

Se crollano infatti le premesse fantasiose dello pseudoscientifico castello di carta darwiniano, allora le conclusioni non possono che essere evidenti: esiste un Creatore.

In realtà non è vero quanto a volte sentiamo affermare da parte di evoluzionisti, scienziati e perfino prelati, ossia il fatto che la scienza non possa provare l’esistenza di Dio; che cioè essa viaggi su un binario parallelo rispetto a quello della Fede.


Questa affermazione relega la Fede ad una sorta di ipotesi residuale per spiegare quanto resta ancora da comprendere della realtà circostante e per vincere la paura della morte (entrambe affermazioni sostenute con convinzione da parte dell’astrofisica Margherita Hack; la fede come rifugio dall’ignoto, valvola di salvataggio, che diviene assolutamente inutile nel momento in cui la «scienza» sarà in grado di «spiegare tutto»!


Le cose tuttavia non stanno proprio così. Dall’esame delle risultanze dell’evidenza scientifica è invece possibile comprendere che la perfezione della natura è tale da non lasciare dubbi di sorta: dalla meraviglia del creato, si può e si deve desumere con piena certezza l’esistenza di un Essere soprannaturale estremamente intelligente, completamente distinto dalla natura creata, perché in grado di conferirle l’informazione necessaria all’esistenza ed al suo ordine. Anzi! È convinzione di chi scrive che l’evoluzionismo sia tanto sponsorizzato e supportato più di ogni altra ragione per il fatto che occorra, in ogni modo, gettare confusione estrema sulle scoperte scientifiche di ultima generazione. Troppo conclamate! Troppo spudoratamente favorevoli al «Progettista intelligente».


Ebbene, basta un semplicissimo «globulo rosso» per smentire la Hack e compagni. Uno solo! Non ne scomodiamo di più.


Ebbene, seguite il ragionamento, semplice e lineare: un solo globulo rosso contiene in sé circa 280.000.000 molecole di emoglobina (che è una proteina).


Ora, la formazione casuale, darwinista, di una sola proteina, che contenga 500 amminoacidi è pari a 1 su 10 seguito da 950 zeri! Per comprendere la dimensione di questo numero, occorre ricordare che in matematica l’impossibilità si identifica con 1 su 10 seguito da 50 zeri (soltanto!!!). Ne segue che: la formazione di una sola proteina composta da 500 amminoacidi non può essere determinata da combinazioni casuali! Occorre che ci sia Qualcuno a progettarla e realizzarla.


Ma, attenzione! Il globulo rosso, che ne contiene un numero impressionante, non è composto da proteine di 500 amminoacidi, bensì da 547! Quindi più impossibile dell’impossibile! A questo dovremmo aggiungere che tutto il bel discorso cosmologico sul Big Bang, formazione delle galassie e pianeti sia completamente avulso da ogni sistema serio di prove e riscontri. Non c’è nulla in realtà che dimostri in modo risolutivo e determinante l’evoluzione da tale esplosione cosmica iniziale (su red shift e radiazione cosmica, a Dio piacendo scriverò in seguito!). Al momento non mi posso dilungare: mi limito a rinviare a quanto scrissi a proposito del «multiverso»; il presupposto di partenza era l’ammissione di evoluzionisti sulla «impossibilità matematica» che dal Big Bang sorga alcunché!

Per aggirare l’ostacolo, hanno semplicemente moltiplicato (multiverso, anziché universo) le ipotesi di partenza… pura fantasia sofistica, è chiaro! Moltiplicate zero per infinito, quanto fa?!


Quanto al globulo rosso? Neppure per un miliardo di volte otterrebbero da amminoacidi una proteina!


Stefano Maria Chiari

dal sito web: effedieffe.com

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