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 29-04-2013

di Massimo Introvigne

Il Papa amministra la Cresima

 

Celebrando Messa domenica 28 aprile in Piazza San Pietro per settantamila cresimandi, ad alcuni dei quali ha personalmente amministrato la Cresima,  che ha poi affidato alla Madonna nel Regina Coeli di mezzogiorno, Papa Francesco – in un linguaggio semplice, destinato ai ragazzi – ha loro proposto tre immagini, attraverso le quali li ha invitati a non conformarsi ai facili giudizi delle mode, ma a saper andare controcorrente guidati dalla fede.

La prima immagine è quella di san Giovanni di «un cielo nuovo e una terra nuova». In che senso, si è chiesto il Papa, il «nuovo» diventa qui una categoria positiva? Anche per i ragazzi oggi dire che qualcosa è «nuovo» implica di solito un giudizio positivo. Ma non sempre questo giudizio è corretto, e non tutte le novità sono buone. Le novità «mondane» «sono tutte provvisorie, passano e se ne ricerca sempre di più». La «novità di Dio» è davvero una novità buona, ma «non assomiglia alle novità mondane». Queste sono, appunto, provvisorie mentre «la verità che Dio dona alla nostra vita è definitiva». 

E la parola «definitiva», ha spiegato il Pontefice ai ragazzi, va intesa in due sensi. Anzitutto l'Apocalisse di san Giovanni ci fa vedere che la novità di Dio è definitiva nel senso che durerà per sempre, per tutta l'eternità, anche dopo la morte e persino dopo la fine della storia umana. Nella «Città Santa che scende da Dio», tutto «è nuovo, trasformato in bene, in bellezza, in verità; non c’è più lamento, lutto…». Così san Giovanni ci ricorda che «siamo tutti in cammino verso la Gerusalemme del cielo, la novità definitiva per noi e per tutta la realtà, il giorno felice in cui potremo vedere il volto del Signore – quel volto meraviglioso, tanto bello del Signore Gesù -, potremo essere con Lui per sempre, nel suo amore».

Ma in secondo luogo l'aggettivo «definitivo» non va riferito solo a un futuro escatologico,«quando saremo con lui», con Dio. No, questo carattere definitivo della novità di Dio noi lo sperimentiamo «anche oggi: Dio sta facendo tutto nuovo, lo Spirito Santo ci trasforma veramente e vuole trasformare, anche attraverso di noi, il mondo in cui viviamo».

Naturalmente, perché questa novità di Dio trasformi il mondo occorre che noi l'accettiamo.Facendo eco a quell'«aprite, anzi spalancate le porte a Cristo» del beato Giovanni Paolo II (1920-2005), Papa Francesco ha esortato: «Apriamo la porta allo Spirito, facciamoci guidare da Lui, lasciamo che l’azione continua di Dio, ci renda uomini e donne nuovi, animati dall’amore di Dio, che lo Spirito Santo ci dona!». È qualcosa che anche i ragazzi della Cresima possono fare, partendo da quei piccoli gesti di bene che sono un tema su cui il regnante Pontefice torna spesso: «Che bello se ognuno di voi, alla sera potesse dire: oggi a scuola, a casa, al lavoro, guidato da Dio, ho compiuto un gesto di amore verso un mio compagno, i miei genitori, un anziano! Che bello!».

La seconda immagine è quella delle «tribolazioni» evocata negli Atti degli Apostoli: «Dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni» (At 14,22). Anche i ragazzi possono percepirlo: «il cammino della Chiesa, anche il nostro cammino cristiano personale, non sono sempre facili, incontrano difficoltà, tribolazione. Seguire il Signore, lasciare che il suo Spirito trasformi le nostre zone d’ombra, i nostri comportamenti che non sono secondo Dio e lavi i nostri peccati, è un cammino che incontra tanti ostacoli, fuori di noi, nel mondo e anche dentro di noi, nel cuore». Questo è il cammino del cristiano, il cammino di chi ha ricevuto la Cresima, il cammino tracciato da Gesù, che è la via della Croce: «le difficoltà, le tribolazioni, fanno parte della strada per giungere alla gloria di Dio, come per Gesù, che è stato glorificato sulla Croce; le incontreremo sempre nella vita! Non scoraggiarsi! Abbiamo la forza dello Spirito Santo per vincere queste tribolazioni».

La terza immagine è quella della saldezza nella fede. I cresimandi sono invitati a rimanere «saldi nel cammino della fede con la ferma speranza nel Signore. Qui sta il segreto del nostro cammino!». Ma attenzione, ha detto il Papa ai ragazzi, questo invito a rimanere saldi oggi non è un invito a stare fermi. È un invito ad avanzare: ma ad avanzare controcorrente, contro le mode e le pressioni mondane. Il Signore «ci dà il coraggio di andare controcorrente. Sentite bene, giovani: andare controcorrente; questo fa bene al cuore, ma ci vuole il coraggio per andare controcorrente e Lui ci dà questo coraggio!».  Andare controcorrente, specie per dei ragazzi – ma non solo per loro -, non è facile. Ma è possibile: non contando solo sulle nostre forze, ma sulla misericordia infinita di Dio, un altro tema ricorrente nel Magistero di Papa Francesco. «Non ci sono difficoltà, tribolazioni, incomprensioni che ci devono far paura se rimaniamo uniti a Dio come i tralci sono uniti alla vite, se non perdiamo l’amicizia con Lui, se gli facciamo sempre più spazio nella nostra vita. Questo anche e soprattutto se ci sentiamo poveri, deboli, peccatori, perché Dio dona forza alla nostra debolezza, ricchezza alla nostra povertà, conversione e perdono al nostro peccato. È tanto misericordioso il Signore: sempre, se andiamo da Lui, ci perdona».

Occorre però che i giovani – il Pontefice ha ripreso qui un tema del suo predecessore Benedetto XVI nelle Giornate Mondiali della Gioventù – non si accontentino della routine, ma aspirino alle cose grandi. «Scommettete sui grandi ideali, sulle cose grandi. Noi cristiani non siamo scelti dal Signore per cosine piccole, andate sempre al di là, verso le cose grandi. Giocate la vita per grandi ideali, giovani!». E nella conclusione dell'omelia ai cresimandi è tornato lo storico invito del beato Giovanni Paolo II: «Spalanchiamo la porta della nostra vita alla novità di Dio che ci dona lo Spirito Santo, perché ci trasformi, ci renda forti nelle tribolazioni, rafforzi la nostra unione con il Signore, il nostro rimanere saldi in Lui: questa è una vera gioia!».

- IL TESTO DELL'OMELIA

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