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28 – 4 – 2013

Folla in piazza san Pietro

FOLLA IN PIAZZA SAN PIETRO

Il Pontefice lo ha detto nell’omelia durante la messa per i cresimandi. E poi come Wojtyla: “Non abbiate paura di andare controcorrente, spalancate la porta a Dio”

REDAZIONE
ROMA

«Giocate la vita per grandi ideali». Così Papa Bergoglio si è rivolto ai giovani alla fine dell'omelia nella Messa per cresimandi e cresimati di questa mattina, parlando a braccio. «Scommettete su grandi ideali, su cose grandi, non siamo stati scelti dal Signore per `cosine´ piccole ma per cose grandi», ha aggiunto Papa Francesco.

«Cari amici, spalanchiamo la porta della nostra vita alla novità di Dio che ci dona lo Spirito Santo, perché ci trasformi, ci renda forti nelle tribolazioni, rafforzi la nostra unione con il Signore, il nostro rimanere saldi in Lui: questa sarà una vera gioia». Così Papa Francesco ha concluso l'omelia. Dicendo di «spalancare la porta» a Dio ha usato la stessa espressione di Papa Wojtyla all'inizio del suo pontificato nel 1978.

«Ora vi voglio salutare uno ad uno». Papa Bergoglio, finita la Messa a piazza San Pietro, si è avvicinato al gruppo dei 44 ragazzi che ha cresimato. A ciascuno ha chiesto come si chiamano e da dove venivano. Accanto a lui monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio consiglio per la Nuova evangelizzazione, che ha preparato l'evento e conosce le storie di tutti i ragazzi che oggi sono stati cresimati. Una ragazza gli ha detto: «Santo Padre, è il giorno più importante della mia vita».

Dio, aveva detto papa Bergoglio durante l’omelia, «ci dà il coraggio di andare controcorrente, sentite bene giovani. Non ci sono difficoltà tribolazioni, incomprensioni che ci devono far paura». «Con lui – aveva sottolineato – possiamo fare cose grandi».  

«La novità di Dio non assomiglia alle novità mondane, che sono tutte provvisorie, passano e se ne ricerca sempre di più. La novità che Dio dona alla nostra vita è definitiva, e non solo nel futuro, quando saremo con Lui, ma anche oggi: Dio sta facendo tutto nuovo, lo Spirito Santo ci trasforma veramente e vuole trasformare, anche attraverso di noi, il mondo in cui viviamo. Apriamogli la porta, facciamoci guidare da Lui, lasciamo che l'azione continua di Dio, ci renda uomini e donne nuovi, animati dall'amore di Dio, che lo Spirito Santo ci dona».  «Che bello -aveva proseguito proseguito Papa Bergoglio- se ognuno di voi, alla sera potesse dire: oggi a scuola, a casa, al lavoro, guidato da Dio, ho compiuto un gesto di amore verso un mio compagno, i miei genitori, un anziano».     

Il pontefice aveva fatto riferimento alle difficoltà della Chiesa: «Il cammino della Chiesa, anche il nostro cammino cristiano, non sono sempre facili, incontrano difficoltà, tribolazioni». «Seguire il Signore, lasciare che il suo Spirito trasformi le nostre zone d'ombra, è un cammino che incontra ostacoli, fuori di noi, nel mondo» ma «anche dentro di noi». Ma queste «tribolazioni, fanno parte della strada per giungere alla gloria di Dio».

Il Papa ha anche ricordato le vittime del crollo di una fabbrica in Bangladesh assicurando la sua «solidarietà e profonda vicinanza alle famiglie che piangono i loro cari». «Rivolgo – ha scandito il Papa – dal profondo del cuore un forte appello affinché sia sempre tutelata la dignità e la sicurezza del lavoratore».

Intanto la sala stampa vaticana stima che in piazza ci fossero oltre centomila persone. La Messa, nonostante le 44 cresime, è stata asciutta e il Papa ha anticipato il Regina Coeli. Anziché alle 12, oggi la preghiera mariana è cominciata alle 11.40 e il Papa, come fa ogni volta che celebra la Messa a piazza San Pietro, l'ha pronunciata dal sagrato e non dalla finestra dell'appartamento.Il giro dei saluti è durato quasi un'ora. Prima i ragazzi che hanno ricevuto la cresima, poi i sacerdoti che li accompagnavano. Infine un lunghissimo giro sulla jeep bianca per salutare la gente in piazza. Si è visto più volte battere la spalla dell'autista per chiedergli di rallentare o di fermarsi. Infine è sceso dall'auto per andare nella sezione dove c'erano i disabili per salutarli più da vicino e personalmente.

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