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31/07/2014 
Profughi in Iraq

(©Ansa)

(©ANSA) PROFUGHI IN IRAQ

L’Ente ecclesiastico si sta prendendo cura di 2.550 famiglie, accolte in particolare in 12 villaggi della pianura di Ninive e nel settore di Alqosh

REDAZIONE
ROMA

«Anche se siamo presi di mira come cristiani noi continuiamo il nostro servizio per tutti coloro che hanno bisogno». È quanto assicurano gli operatori Caritas in Iraq dove, per far fronte alla situazione di emergenza, nelle ultime settimane sono state concentrate tutte le attività sugli aiuti per la nuova ondata di sfollati. Caritas si sta prendendo cura di 2.550 famiglie, accolte in particolare in 12 villaggi della pianura di Ninive e nel settore di Alqosh.      

«Le strutture della Chiesa sono messe a disposizione di tutti e gli operatori Caritas intensificano gli sforzi, anche se costretti a lavorare in condizioni di pericolo e di incertezza – riferisce una nota – Per poter continuare a fornire aiuti hanno rivolto pertanto un primo appello alla rete internazionale Caritas per circa 190mila euro. In Iraq si continua dunque a morire, mentre restano altrettanto caldi anche gli altri fronti in Medio Oriente, dalla Siria alla Terra Santa».

In ben cinque dei 18 governatorati (regioni) in cui è suddivido il Paese, vi è una situazione di “conflitto armato violento”. Nel solo mese di giugno, ricorda la Caritas, sono state uccise oltre 1.500 persone e vi sono 600mila sfollati all'interno del Paese. Inoltre cinque ospedali sono stati saccheggiati e tre moschee sciite sono state distrutte a Mosul, rinvigorendo così il conflitto identitario con i musulmani sunniti. Sempre a Mosul i cristiani sono stati fatti oggetto di violenze e costretti a fuggire dalle loro case. Mai era successo in tredici secoli di convivenza con l'islam.

In tutte le regioni i servizi di base hanno le scorte in via di esaurimento, l'elettricità non viene distribuita per più di sei ore al giorno. L'acqua potabile scarseggia, con temperature che superano in estate i 45°. Come sempre i bambini sono le vittime più colpite. Il Kurdistan, nella parte nord del paese, ha le strade bloccate ed è teatro di scontri con le milizie terroriste dello Stato Islamico dell'Iraq e del Levante (Isis).

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