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28/07/2013 
Giovani alle Gmg di Rio

GIOVANI ALLA GMG DI RIO

Tende, coperte, chitarre e computer sulla spiaggia di Copacabana

GIACOMO GALEAZZI
INVIATO A RIO DE JANEIRO

Esserci per contare, stare insieme per non rassegnarsi alle ingiustizie». Impegno, solidarietà, dialogo sono le parole d’ordine della gioventù di Francesco. Colossali riflettori illuminano a giorno la veglia notturna dei Bergoglio-boys. L’esercito disarmato del «Papa degli ultimi» (come recita uno striscione davanti al palco) vuole cambiare il mondo e fin dal mattino sommerge di canti e colori Avenida Atlantica. In extremis le autorità consentono di campeggiare sulla spiaggia fino alla messa conclusiva di oggi. E così il litorale più famoso del pianeta si trasforma in un infinito serpentone di ragazzi in festa, arrivati a Copacabana dai cinque continenti e decisi a lasciare il segno.

L’identikit dei protagonisti di Rio 2013 smentisce l’immagine di ragazzini in gita parrocchiale consegnata alle cronache dalle passate kermesse. Quasi tutti hanno alle spalle esperienze di volontariato, masticano di politica più dei loro coetanei rimasti a casa e condividono in larga parte la protesta degli «indignados». Rischiano di essere la «generazione senza occupazione» descritta da Bergoglio, perciò si ribellano all’indifferenza delle istituzioni. Il Pontefice ha dato la scossa: «Fate casino, disturbate». Studiano o fanno lavori precari quindi per pagarsi il lungo viaggio hanno risparmiato un paio d’anni. Da lontano il colpo d’occhio è impressionante, simile a un maxiconcerto rock poi, nel contatto diretto, i casi singoli svelano il mosaico di una generazione in cerca di opportunità.

Centonovanta Paesi, una Babele di lingue e tradizioni orientata da Francesco al Vangelo sociale. Individualità mai banali che si compongono in una folla rumorosissima, entusiasta e quasi incredula di aver trovato nel «Papa venuto dalla fine del mondo» il portavoce di un disagio senza confini geografici. Hanno storie e provenienze diversissime, ma «fanno squadra» contro la «globalizzazione dell’indifferenza». Sotto il cielo agitato dell’inverno tropicale una distesa sterminata di materassi, tende, coperte, chitarre. Molti pellegrini, ricorda il Pontefice, sono «nativi digitali» e in effetti maneggiano quasi tutti aggeggi hi-tech e sono spesso indaffarati a riversare in Rete una Gmg parallela e fai-date di immagini e voci condivise.

Un’autogestione di contenuti personalizzatiche collega Rio ai mille gruppi in patria. «Abbiamo 130 ragazzi dall’Italia e 900 dal Paraguay», censisce Daniele Venturi, presidente dell’associazionePapa-boys.Dalle diocesi italiane ne sono arrivati altri ottomila e, spiega Venturi, «l’età media è sui 25 anni, quindi superiore alle altre edizioni». Inoltre «hanno una maggiore consapevolezza della necessità di impegnarsi in prima persona per fermare il declino e condividono la battaglia di Francesco contro l’immobilismo nella Chiesa e nella politica». Insomma «non fanno più sconti alle élite politiche ed ecclesiastiche che si arroccano come caste per impedire il cambiamento».

Sulla stessa lunghezza d’onda Matteo, studente ventenne di Ancona: «C’è bisogno di fede autentica, non dello Ior e delle auto costose dei cardinali». Per Emanuele, lucchese ospitato all’ostello Casa Italia, prima le difficoltà per acquistare il biglietto aereo, poi un piccolo impiego trovato a giugno, compromettevano la sua presenza a Rio. «Tutto si è risolto e a questo punto penso proprio che dovevo essere qui», sorride. Di alberghi neppure a parlarne («costano troppo») dunque l’ospitalità a Rio si è rivelata un’avventura «global».

Alla parrocchia di São Paulo Apóstolo, padre Paulo Rodrigues ha seminato Papa-boys europei in decine di famiglie. La romana Carolina e la spagnola Carmen, due volontarie internazionali, sono finite nell’appartamentino di Aparecida, una devota 86enne.

A Gianluca, Fabio e Joao hanno aperto le porte Lenize e Gjl, una coppia di avvocati con tre figli. Daniele si è arrangiato da Marcos e Silvia, disposti a dormire su un materasso per terra pur di accogliere un pellegrino. Come affluenti al mare si sono ritrovati tutti ad ascoltare sulla spiaggia l’uomo vestito di bianco che dice loro: «Non fatevi rubare i sogni».

Allo «ShowdoFuturoBrasil», lo spettacolo che ha preceduto l’intervento del Pontefice, il più applaudito è stato un prete-popstar d’origine italiana, padre Marcelo Rossi, primo in classifica per dischi venduti. L’unico sul palco acclamato dai Papa boys con la maglia verdeoro. Ma, quanto a popolarità continentale e rivalità calcistica, a ristabilire le gerarchie ci ha pensato subito dopo un cartellone esposto dai fedeli argentini: «Bergoglio come Messi».

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