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24/02/2013 
L'ultimo Angelus  di Benedetto XVI

L'ULTIMO ANGELUS DI BENEDETTO XVI

Benedetto XVI ha dedicato soltanto poche battute alla sua rinuncia. Ancora una volta nessuna spettacolarizzazione

ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO

 

Nell'ultimo Angelus dalla finestra del suo studio che si affaccia su Piazza San Pietro, ancora, una volta, c'è tutto Ratzinger. Al di là della folla, più numerosa del solito, Benedetto XVI non ha incentrato questo ultimo incontro domenicale con i fedeli su di sé, sulla sua clamorosa scelta di lasciare il pontificato la sera del 28 febbraio. Se si esclude il pensiero finale, infatti, il Papa ha tenuto l'usuale catechesi sulle Letture della messa del giorno.

Soltanto alla fine, mettendo i relazione la «salita al monte» Tabor con il suo gesto, Ratzinger ha detto che «il Signore mi chiama a dedicarmi di più alla preghiera e alla meditazione», spiegando anche che la sua rinuncia «non significa abbandonare la Chiesa, anzi». Il Papa ha aggiunto: «Se Dio mi chiede questo è proprio perché io possa continuare a servire la Chiesa con la stessa dedizione… ma in modo più adatto alla mia età e alle mie forze».

Nessuna drammatizzazione, nessuna spettacolarizzazione, nessun protagonismo. È l'ultimo Angelus ma senza particolari segni di eccezionalità. Un modo, forse, per riportare alla «normalità» anche la decisione della rinuncia prevista dalle leggi canoniche. Per due volte in quattro righe Benedetto XVI ha ripetuto che è Dio ad avergli «chiesto» di compiere questo passo, a «chiamarlo» a questa nuova forma di servizio. Ribadendo così l'essenza della sua decisione, presa in coscienza e – come ha ripetuto nella settimana dell'11 febbraio – «liberamente». Cioè senza costrizioni o sull'onda di pressioni.

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