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25/12/2014 

 

Papa Francesco

(©Afp)

(©AFP) PAPA FRANCESCO

Nel messaggio Urbi et Orbi di Natale Papa Francesco chiede speranza, vicinanza e aiuti per i perseguitati di Iraq e Siria. Invoca pace in Medio Oriente, Africa e Ucraina e ricorda le vittime di Ebola

ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO

«Sono le persone umili, piene di speranza nella bontà di Dio, che accolgono Gesù e lo riconoscono… Gesù è la salvezza per ogni persona e per ogni popolo!». Lo ha detto Francesco nel messaggio natalizio Urbi et Orbi (alla città di Roma e al mondo), pronunciato a mezzogiorno di oggi dalla loggia centrale della basilica di San Pietro, davanti a una piazza gremita di folla. Nel messaggio ha pronunciato parole forti sul dramma dei bambini abusati, uccisi nel grembo materno, massacrati sotto i bombardamenti anche nella terra dov'è nato Gesù.

Il Papa ha parlato innanzitutto della situazione mediorientale. «Al Salvatore del mondo domando che guardi i nostri fratelli e sorelle dell’Iraq e della Siria che da troppo tempo soffrono gli effetti del conflitto in corso e, insieme con gli appartenenti ad altri gruppi etnici e religiosi, patiscono una brutale persecuzione. Il Natale porti loro speranza, come ai numerosi sfollati, profughi e rifugiati, bambini, adulti e anziani, della regione e del mondo intero; muti l’indifferenza in vicinanza e il rifiuto in accoglienza, perché quanti ora sono nella prova possano ricevere i necessari aiuti umanitari per sopravvivere alle rigidità dell’inverno, fare ritorno nei loro Paesi e vivere con dignità».

 

Francesco ha chiesto che sia donata pace a tutto il Medio Oriente, a partire dalla Terra Santa, auspicando che siano sostenuti «gli sforzi di coloro che si impegnano fattivamente per il dialogo fra israeliani e palestinesi».

«Gesù – ha aggiunto – guardi quanti soffrono in Ucraina e conceda a quell’amata terra di superare le tensioni, vincere l’odio e la violenza e intraprendere un nuovo cammino di fraternità e riconciliazione». Francesco ha quindi ricordato la Nigeria «dove altro sangue viene versato e troppe persone sono ingiustamente sottratte ai propri affetti e tenute in ostaggio o massacrate. Pace invoco – ha detto – anche per altre parti del continente africano. Penso in particolare alla Libia, al Sud Sudan, alla Repubblica Centroafricana e a varie regioni della Repubblica Democratica del Congo; e chiedo a quanti hanno responsabilità politiche di impegnarsi attraverso il dialogo a superare i contrasti e a costruire una duratura convivenza fraterna».
Il Papa ha quindi chiesto al Bambino di Betlemme di salvare «i troppi fanciulli vittime di violenza, fatti oggetto di mercimonio e della tratta delle persone, oppure costretti a diventare soldati… Bambini, tanti bambini abusati». E ha domandato a Gesù di confortare «le famiglie dei bambini uccisi in Pakistan la settimana scorsa», essendo vicino anche «a quanti soffrono per le malattie, in particolare alle vittime dell’epidemia di Ebola, soprattutto in Liberia, in Sierra Leone e in Guinea». Francesco ha ringraziato «quanti si stanno adoperando coraggiosamente per assistere i malati ed i loro familiari» e ha rinnovato il suo «pressante» invito ad assicurare «l’assistenza e le terapie necessarie».

«Gesù Bambino. Il mio pensiero va a tutti i bambini oggi uccisi e maltrattati, sia a quelli che lo sono prima di vedere la luce, privati dell’amore generoso dei loro genitori e seppelliti nell’egoismo di una cultura che non ama la vita; sia a quei bambini sfollati a motivo delle guerre e delle persecuzioni, abusati e sfruttati sotto i nostri occhi e il nostro silenzio complice; e ai bambini massacrati sotto i bombardamenti, anche là dove il figlio di Dio è nato. Ancora oggi il loro silenzio impotente grida sotto la spada di tanti Erode. Sopra il loro sangue campeggia oggi
l’ombra degli attuali Erode». 

«Davvero tante lacrime – ha concluso Papa Bergoglio – ci sono in questo Natale insieme alle lacrime di Gesù Bambino… Il potere di Cristo, che è liberazione e servizio, si faccia sentire in tanti cuori che soffrono guerre, persecuzioni, schiavitù. Che con la sua mansuetudine questo potere divino tolga la durezza dai cuori di tanti uomini e donne immersi nella mondanità e nell’indifferenza, quella globalizzazione dell'indifferenza. Che la sua forza redentrice trasformi le armi in aratri, la distruzione in creatività, l’odio in amore e tenerezza. Così potremo dire con gioia: “I nostri occhi hanno visto la tua salvezza”».

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