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30-7-2013

di Massimo Introvigne

Avevo commentato a caldo la trascrizione di Repubblica (sul sito di Repubblica è tuttora così) delle parole del Papa sui gay. Dalla registrazione sembra che la frase sia diversa: «Poi, Lei parlava della lobby gay: mah… si scrive tanto della lobby gay. Io ancora non ho trovato mi dia la cartella d’identità in Vaticano con “gay”. Dicono che ce ne sono. Credo che quando uno si trova con una persona così, deve distinguere il fatto di essere una persona gay dal fatto di fare una lobby, perché le lobby tutte non sono buone. Quello è il cattivo. Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, ma chi sono io per giudicarla? Il catechismo della Chiesa cattolica spiega tanto bello questo, ma dice, Aspetta un po’, come si dice…e dice “non si devono emarginare queste persone per questo, devono essere integrate in società”. Il problema non è avere questa tendenza, no: dobbiamo essere fratelli, perché questo è uno, ma se c’è un altro, un altro, il problema è fare lobby di questa tendenza o lobby di avari, lobby di politici, lobby dei massoni, tante lobby. Questo è il problema più grave per me. E La ringrazio tanto per aver fatto questa domanda. Grazie tante!».
Dalla lunghissima trascrizione emerge che questa è l'ultima domanda, di una signora che padre Lombardi chiama familiarmente Ilse, fatta dopo che il Papa ha detto più volte di essere stanco… Ma padre Lombardi insiste a dare la parola a Ilse….
Il Papa parla soprattutto – sembra – dei gay che incontra in Vaticano, e per il resto cita il Catechismo.
Mi scuso per il commento a caldo, fondato su "Repubblica" che in teoria non avrebbe avuto interesse a "indurire" la frase.

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