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I DIECI COMANDAMENTI
 
 
 
IL SESTO COMANDAMENTO
 
Introduzione
 
Il sesto comandamento rappresenta senz’altro un tema di scottante attualità. Dopo lo sciagurato 1968 e la “rivoluzione sessuale”, il precetto “non commettere atti impuri” è stato letteralmente messo sotto i piedi dalla quasi totalità degli uomini (cristiani compresi), che ritengono anche di poter pacificare la coscienza grazie al beneplacito dell’odierna cultura contemporanea, nudista, iper-erotizzata e pansessualista. Precisiamo subito, che Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre e che, su questa materia, la Legge di Dio non si è mossa (e mai si muoverà) neppure di un millimetro. Le attuali disgraziate congiunture storico-culturali rendono solo estremamente difficile una perfetta osservanza del sesto comandamento, ma nulla tolgono alla sua cogente, immutata e immutabile obbligatorietà.
L’importanza di questo comandamento la si comprende alla luce dell’estrema importanza che tutta la tradizione della Chiesa ha dato a questa materia, per il semplice motivo che gli atti contrari a questo comandamento sono sempre e comunque “gravi” (si pensi all’antico adagio della teologia morale: “in re venerea non datur parvitas materiae”: “in tema di piaceri venerei non esiste materia lieve”) e, purtroppo, per il loro alto “tasso di attrazione” dovuto al godimento che provocano sono quelli più frequentemente commessi. Conseguentemente sono quelli che danno il maggior numero di clienti all’Inferno. La Madonna a Fatima disse chiaramente che “i peccati che portano più anime all’Inferno sono quelli della carne”, aggiungendo che in breve (eravamo nel 1917) sarebbero venute mode che avrebbero offeso molto Dio. Anche uno dei luogotenenti di questo sciagurato luogo (il cui sinistro nome è “Melid”), ha avuto modo di dire queste parole, durante un esorcismo di cui dà testimonianza il reverendo Padre Giuseppe Tomaselli, morto in concetto di santità: “- Melid, più volte ti ho chiesto negli esorcismi: qual è il peccato che manda più anime all’inferno? Tu mi hai risposto: – Non occorre che io te lo dica; tu lo sai. – Secondo me è l'impurità. – Vedi che lo sai! Tutti coloro che stanno nel pozzo infernale, vi si trovano per l’impurità. Hanno fatto anche altri peccati, ma si sono dannati sempre per questo peccato o anche con esso […] Io, Melid, faccio comprendere a costoro che le parole del Cristo sono da disprezzare e non faccio riflettere che con l’Altissimo c'è poco da scherzare. – A te, Melid, piacciono di più i peccati privati, solitari, che non hanno ripercussioni sugli altri, oppure i peccati che danno scandalo e spingono gli altri al male? - Certamente io preferisco gli scandalosi, perché con essi i peccati si moltiplicano. Il mondo è pieno di scandali e perciò io ed i miei compagni stiamo più vicini agli scandalosi, che sono i nostri migliori aiutanti”.

 

A titolo introduttorio, possiamo dire che questo comandamento è diretto alla promozione e alla tutela della virtù della castità, che non è altro che la capacità di vivere la sessualità in modo autenticamente umano, integrandola all’interno della totalità della persona umana (che è non solo corpo, ma anche emotività, affettività e spiritualità) e nel suo essere intrinsecamente linguaggio di amore atto alla trasmissione della vita. Ad essere casti si impara, ricorrendo fondamentalmente a tre mezzi: volontà ferma di non peccare, fuga dalle occasioni, ricorso ai sacramenti e alla preghiera, specialmente mariana. La castità è una virtù unica, ma che ha diverse espressioni e modalità di esercizio: celibato e verginità consacrata, persone celibi o nubili, fidanzati e coniugati. I consacrati rinunciano all’esercizio fisico della sessualità sublimandola in un amore più grande, che ha Dio come termine esclusivo e tutti gli uomini come terminiinclusivi. Anche celibi e nubili devono vivere la castità nella dimensione della continenza, che ha però come motivo l’attesa di scoprire la propria vocazione o di trovare l’uomo o la donna della propria vita. I fidanzati possono vivere, non certo in età prematura, una molto limitata forma di esercizio della sessualità umana, che sia però polarizzata esclusivamente sulla dimensione affettiva senza raggiungere quella dei veri e propri contatti sessuali. La castità coniugale implica la fedeltà reciproca, l’indissolubilità del matrimonio, l’apertura alla vita nel compimento degli atti coniugali, l’uso ordinato e lecito della sessualità umana. Il vizio della lussuria, che si oppone direttamente alla castità, si esplica nei seguenti atti: uso della sessualità al di fuori della relazione al fine di trarne piacere fisico, unione sessuale tra uomo e donna al di fuori del matrimonio, in forma parziale o totale, adulterio, uso di metodi contraccettivi contrari alla legge morale, rapporti sessuali contro natura, prostituzione, stupro, incesto, pornografia, poligamia, inseminazione, omosessualità, perversioni sessuali, divorzio, convivenze e matrimoni civili. Il fatto che la materia del sesto comandamento sia in se stessa sempre e intrinsecamente grave, ha come conseguenza il fatto che tutti i peccati impuri compiuti con piena avvertenza e deliberato consenso costituiscono veri e propri peccati mortali. 
 
IL PECCATO IMPURO NEL NUOVO TESTAMENTO
 
 
Il punto fondamentale da comprendere è che le numerose proibizioni e divieti coperti da questo comandamento rappresentano una sorta di siepe e baluardo perché possa essere vissuto, felicemente e santamente, uno dei più bei misteri della vita terrena: il mistero dell’amore umano. L’amore, parola oltremodo inflazionata, è ciò che tutti vogliamo e cerchiamo, verso cui ci sentiamo irresistibilmente attratti, ma sovente ne constatiamo tristemente l’assenza o la scomparsa: cerco amore e non lo trovo, voglio amare e non ci riesco… Come mai? Personalmente, quando mi trovo a parlare del tema dell’amore con gli adolescenti lancio una provocazione ironica: “Ricordate, ragazzi, che l’ottavo comandamento proibisce di dire le bugie e alla vostra età spesso se ne dice una grossa quanto una casa”… “Ma che dici, don? Quale sarebbe?”. “Ve lo dico subito, ragazzi. Avete mai detto a qualcuno: ‘ti amo’? Bene, sappiate che in età adolescenziale questa è quasi sempre una bugia… per dire la verità basta sostituire una consonante, mettendo una “m” al posto di una “t”… Mi amo, non ti amo”.
L’amore, infatti, anche e soprattutto quello tra uomo e donna che ne è un po’ l’emblema, consiste fondamentalmente, come ha luminosamente insegnato papa Benedetto XVI nell’enciclica “Deus caritas est”, in un movimento che parte dall’io e termina al “tu”: è un volere il bene dell’altro, desiderare il bene, fare il bene, adoperarsi per la felicità dell’altro… Mi tornano in mente le parole della prima lettera che santa Giovanna Beretta Molla scrisse a Pietro Molla: “dimmi cosa devo fare per renderti felice”… Aveva trentadue anni e stavano per fidanzarsi… Una splendida sintesi dell’amore di coppia: spendermi perché tu sia felice.
Purtroppo questo splendido mistero è stato minato alla radice dal peccato originale e dai molti peccati attuali, per cui dietro tante dichiarazioni d’amore (purtroppo non solo tra adolescenti) c’è spessissimo un neanche troppo celato egoismo… Non far felice l’altro, ma cercare la propria felicità, la propria gratificazione, il proprio piacere attraverso l’altro, talora strumentalizzandolo, a volte addirittura asservendolo. Nient’altro che una colossale bugia o, se si preferisce, una gigantesca illusione.
Pertanto prima di addentrarci nelle singole tipologie di peccato contro il sesto comandamento, è anzitutto da ribadire che i divieti e le proibizioni in tema di morale sessuale sono delle indicazioni e dei moniti che ci indicano le varie modalità in cui questo stupendo mistero creato da Dio, il rapporto tra uomo e donna, luogo dell’amore e della vita, può diventare la tomba dell’uno e dell’altro. Non più un donarsi totalmente fino ad essere “una sola carne” (come insegna Gesù sulla scia del libro della Genesi) per cooperare con Dio alla generazione della vita, ovvero l’amore che si autotrascende nella generazione, ad immaginazione del vortice di vita trinitaria; ma un usarsi per scopi bassi e brutali, rinnegando ed escludendo la vita in via preventiva o, peggio, in via successiva (con l’orribile delitto dell’aborto, di cui abbiamo già ampiamente parlato).
Infine è bene passare in rassegna, come sempre abbiamo fatto, alcuni passi significativi della Sacra Scrittura in merito a questo comandamento, cosa tanto più necessaria in quanto non poche persone (e non solo tra i più giovani) ritengono le norme della morale sessuale cattolica “invenzioni” di qualche vescovo o prete un po’ retro’, demodé, o sessuofobo, completamente al di fuori del tempo e della cultura in cui viviamo. Ci renderemo così subito conto che non solo la Sacra Scrittura ne parla, ma con un linguaggio così chiaro e severo che non lascia adito a dubbi o problemi di interpretazione. Per cui a chi interessa sinceramente cosa Dio pensa, non resta che piegarsi all’evidenza ed eloquenza delle parole che stiamo per ascoltare.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli il corpo non è per l’impudicizia, ma per il Signore. Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Prenderò dunque le membra di Cristo e ne farò membra di una prostituta? Non sia mai! O non sapete voi che chi si unisce alla prostituta forma con essa un corpo solo? I due saranno, è detto, un corpo solo. Ma chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito. Fuggite la fornicazione! Qualsiasi peccato l’uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà alla fornicazione, pecca contro il proprio corpo. O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo! (1Cor 6,13.15-20)
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi
La volontà di Dio è la vostra santificazione: che vi asteniate dalla impudicizia, che ciascuno sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispettonon come oggetto di passioni e libidine, come i pagani che non conoscono Dioche nessuno offenda e inganni in questa materia il proprio fratello, perché il Signore è vindice di tutte queste cose, come già vi abbiamo detto e attestato. Dio non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione. Perciò chi disprezza queste norme non disprezza un uomo, ma Dio stesso, che vi dona il suo Santo Spirito (1Ts 4,3-7)
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Galati
Del resto le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il regno di Dio (Gal 5,19-21)
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi
Mortificate dunque quella parte di voi che appartiene alla terra: fornicazione, impuritàpassionidesideri cattivi e quella avarizia insaziabile che è idolatria, cose tutte che attirano l’ira di Dio su coloro che disobbediscono (Col 3,5-6)
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini
Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi, come si addice a santi; lo stesso si dica per le volgarità, insulsaggini, trivialità: cose tutte sconvenienti. Si rendano invece azioni di grazie! Perché, sappiatelo bene,nessun fornicatore, o impuro, o avaro – che è roba da idolatri – avrà parte al regno di Cristo e di Dio (Ef 5,3-5)
Dalla lettera di san Giuda apostolo
Ora io voglio ricordare a voi, che già conoscete tutte queste cose, che il Signore dopo aver salvato il popolo dalla terra d’Egitto, fece perire in seguito quelli che non vollero credere. Così Sodoma e Gomorra e le città vicine, che si sono abbandonate all’impudicizia allo stesso modo e sono andate dietro a vizi contro natura, stanno come esempio subendo le pene di un fuoco eterno (1,5.7)
 
L’elenco potrebbe infoltirsi di molto, ma basti quanto detto. Questi passi assai emblematici sono indubbiamente la migliore e più efficace introduzione alla serietà e gravità di questo tema…
 
 
 
 
 
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