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da: La Nuova Bussola Quotidiana

di Giorgio Bernardelli29-06-2013

immagine video decapitazione in SiriaNon erano probabilmente frati francescani gli uomini decapitati mostrati in un video che ieri mattina – rilanciato da Radio France International – aveva subito fatto il giro del mondo. A smentire la circostanza è stato il Custode di Terra Santa padre Pierbattista Pizzaballa (riconfermato proprio ieri dal Papa nel suo incarico per altri tre anni) che ha spiegato come dai contatti quotidiani che la Custodia tiene con i frati che si trovano in Siria nessuno manca all'appello. Ed è stato proprio padre Pizzaballa a dare la spiegazione più plausibile di quanto accaduto: il video è stato associato all'assalto compiuto domenica scorsa dalle milizie islamiste nel villaggio di Ghassanieh, sulle montagne dell'Oronte nei pressi di Idlib. Assalto durante il quale – come purtroppo già noto – è stato ucciso un monaco siriaco che da alcuni mesi viveva insieme ai francescani, padre Francois Mourad.  

Non ci sarebbero dunque nuovi religiosi cristiani morti da piangere in Siria. Ma le notizie rassicuranti finiscono subito qui. Perché l'assalto al convento di Sant'Antonio da Padova a Gassanieh – dove i francescani assistevano i profughi fuggiti da Aleppo, in una zona controllata dai ribelli – è un fatto che resta. E da questo villaggio cristiano delle montagne dell'Oronte i frati se ne sono dovuti andare a Latakia, che si trova sulla costa. Il loro convento è stato devastato e occupato dalle milizie di Jabat al Nusra, il movimento islamista che è sempre più padrone sul terreno nelle aree controllate dai ribelli.

Come se non bastasse – poi – giovedì a Damasco c'è stato l'attentato nel quartiere di Bab Tuma che ha preso di mira la cattedrale greco-ortodossa, una delle chiese più antiche della capitale siriana. Un attacco reso ancora più ignobile dal fatto che a essere colpiti sono stati quanti erano lì in coda per ricevere dei pacchi di assistenza distribuiti dai religiosi alle persone più in difficoltà. Il bilancio è stato di quattro morti e numerosi feriti.

A tutto questo si aggiunge il silenzio sulla sorte dei due vescovi di Aleppo – il siro-ortodosso Mar Gregorios Yohanna Ibrahim e il greco-ortodosso Boulos al-Yazigi – da più di due mesi ormai nelle mani dei rapitori. Anche su di loro si era diffuso l'allarme nei giorni scorsi per via di un video in cui pareva si vedesse la decapitazione di uno dei due presuli. Ma anche in quel caso si è poi scoperto che si trattava di un filmato legato a un assassinio precedente. 

Tutto questo dà il clima della situazione che si respira in Siria. Con i cristiani di Aleppo costretti a fuggire anche da quelle montagne dove avevano trovato rifugio dopo aver abbandonato la loro città. Con conventi e chiese storiche che vengono assaltati. Con video di persone sgozzate che vengono fatti circolare per aumentare ancora di più la paura. Il tutto mentre sul campo l'esercito di Bashar al Assad – fiancheggiato dai miliziani libanesi di Hezbollah e dagli iraniani – recupera posizioni nell'asse strategico che congiunge Damasco a Beirut. Con lo scenario sempre più dietro l'angolo di una Siria spaccata in due: la parte costiera con le città in mano alle forze lealiste, quella più occidentale come roccaforte dei ribelli. Ieri persino i russi – grandi alleati di Assad – hanno deciso di evacuare il personale militare da Tartus, la loro grande base navale sul Mediterraneo.

In un contesto di questo genere si capisce perché i cristiani della Siria vedano come un incubo l'invio di nuove armi ai ribelli, opzione per la quale premono oggi gli Stati Uniti e la Gran Bretagna (oltre ovviamente ai Paesi del Golfo, che in questi due anni non hanno mai smesso questo genere di invii). Hanno fin troppo chiaro chi sarebbero i primi contro cui verrebbero rivolte.

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