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 http://radiospada.org/2014/12/speciale-natale-cosa-rispondere-quelli-che-gesu-non-e-mai-esistito/

Si incontrano ancora interlocutori che – in malafede, o affetti da semplice ignoranza – prentendono d’argomentare la non storicità dei Vangeli, la derivazione pagana dei culti cristiani e, ovviamente, l’inesistenza storica di Nostro Signore. Per loro sfortuna, però, la realtà non può contraddire il Creatore. Vediamo come, attraverso la confutazione delle due principali obiezioni degli increduli.

 

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Obiezione n. 1: I Vangeli sono inattendibili / (ergo) Gesù Cristo non è mai esistito.

Gli scritti evangelici si distinguono rispetto a tutti gli altri testi dell’antichità classica per una straordinaria ricchezza di manoscritti. Tutti i testi dell’antichità sono stati copiati a mano dagli amanuensi lungo i secoli, fino all’invenzione della stampa (nel 1450 circa). Questi manoscritti prendono il nome di papiri, codici, pergamene, rotoli, ecc. Quanto maggiore è il numero di manoscritti, tanto più si dice che l’opera è ben documentata. Ad esempio, dell’Iliade ed Odissea ci sono rimasti circa 600 manoscritti. Si tratta di un record. Infatti tutti gli altri capolavori antichi hanno un numero inferiore di manoscritti. Virgilio ne ha poco più di 100, Platone ne ha solo undici e così la maggior parte dei grandi autori dell’antichità. Tacito ne ha solo un paio e talora un unicum. Quando lo storico si domanda invece quanti siano i manoscritti del Nuovo Testamento (quattro Vangeli, Atti degli Apostoli, lettere paoline, lettere di Giovanni, Pietro, Giacomo, Giuda Taddeo, Apocalisse) rimane stupito dalla loro quantità.Abbiamo infatti circa 5.300 manoscritti greci, 8.000 latini, migliaia di traduzioni in lingue antiche quali armeno, siriaco, copto…! Complessivamente più di quindicimila manoscritti (l’elenco completo dei cinquemila manoscritti greci si può trovare in Nestle – Aland, “Novum Testamentum graece”, 27^ ed. Stuttgart, 1993, oppure nel testo di K. e B. Aland sotto citato). Il fatto più importante è che queste migliaia di manoscritti sono concordanti! Riportano cioè tutti lo stesso testo, parola per parola.Ovviamente ci sono errori ortografici o di trascrizione, come in ogni opera umana, ma questi errori non intaccano mai i contenuti fondamentali. Gli amanuensi hanno voluto rispettare con la massima fedeltà il testo originale, senza aggiungervi niente. Se nessuno dunque ha mai dubitato sull’autenticità di Platone o di Tacito, a maggior ragione nessuno dovrebbe dubitare sulla fedeltà di trasmissione dei testi evangelici che hanno migliaia di copie manoscritte. Si noti inoltre che ai più di 15 mila manoscritti bisogna aggiungere tutto il materiale delle citazioni degli scrittori cristiani dei primi tre secoli (i “Padri della Chiesa”) diffuse in tutto il mondo antico, dall’Europa, al nord Africa all’Asia: circa 20 mila citazioni!

E’ chiaro che i manoscritti sono tanto più preziosi, quanto più sono antichi. Anche qui il confronto con gli autori dell’antichità classica è impressionante. Si deve premettere che i manoscritti originali, autografi, scritti di propria mano dagli autori antichi, sono andati tutti perduti. Per lo stesso Dante non abbiamo il manoscritto autografo completo della Divina Commedia. L’autore classico che ha il manoscritto più antico è Virgilio; si tratta di una testo copiato circa 350 anni dopo la morte del poeta. Per tutti gli altri autori classici la distanza tra l’originale e il manoscritto più antico pervenutoci è molto superiore. Per Cesare, ad esempio, il codice più antico risale a 900 anni dall’originale. Per Platone ci sono 1300 anni tra originale e codice più antico. Quando invece gli storici studiano i manoscritti del Nuovo Testamento rimangono stupiti di fronte alla loro antichità. Possediamo centinaia di manoscritti che risalgono ai primi secoli. Per numerosi papiri la distanza tra testo autografo e manoscritto più antico si riduce a poche decine di anni. La datazione viene formulata in base a criteri paleografici (si conoscono le tipologie di scrittura nelle varie epoche), comparativi, archeologici e chimici. Per i manoscritti dei vangeli la documentazione risulta dunque estremamente più attendibile rispetto agli autori classici. I manoscritti più antichi sono: Papiro Rylands (P 52): forse il più antico documento dei Vangeli. Risale al 125 d. C. Fu ritrovato in Egitto e venne datato in base a criteri paleografici nel 1950 dal prof. Roberts. La datazione venne confermata dai maggiori filologi successivi. Quindi il Vangelo di Giovanni non poteva esser stato scritto, come dicevano alcuni studiosi, nel 150 o nel 200 d. C. ma fu scritto tra il 90 e il 100, perché per arrivare da Efeso (dove fu scritto l’originale) all’Egitto dovette intercorrere circa una generazione. Il papiro misura 9 x 6 cm, contiene 114 lettere greche. Papiro Bodmer II (P 66): venne pubblicato nel 1956. Contiene quasi per intero il vangelo di Giovanni. La pubblicazione suscitò grande scalpore tra gli studiosi; il papiro risale infatti a non oltre la metà del secondo secolo. E’ stato datato dal prof. H. Hunger di Vienna nel 1960. Questo manoscritto concorda perfettamente con i manoscritti maggiori del quarto secolo (Cod. Vaticano, Sinaitico, Alessandrino…). Dimostra così una fedeltà rigorosa nella copiatura degli amanuensi. Bodmer XIV, XV. (P. 75) del 200 d. C., papiro Chester Beatty II, (P 46, Bibl. di Dublino): 86 fogli, contiene 7 lettere di S. Paolo e risale al 70 circa ma potrebbe anche essere del II secolo. Vi sono poi i “codici maggiori” che contengono quasi per intero il Nuovo Testamento. Fra questi: il Codice Vaticano (B 03, Roma, Biblioteca Vaticana), 759 fogli; metà del quarto secolo. Il Codice Sinaitico, (01, Londra, Brit. Libr.) 346 fogli. Il Codice Alessandrino (A 02, Londra, Brit. Libr.) 773 pagine, metà quinto secolo. 15 manoscritti del III sec. 40 del IV sec. 43 del V sec.

Le ricerche filologiche degli ultimi anni hanno convinto numerosi scienziati che il frammento più antico in assoluto sia il Papiro P. 7 Q 5 (Rockfeller Lib. Gerusalemme), scoperto a Qumram, studiato da O’ Callaghan dal 1972 in poi. Contiene solo 11 lettere alfabetiche complete ed altre 8 parziali, disposte su 5 righe. Dallo studio di tutte le combinazioni possibili (una ricerca computerizzata – poi contestata – ha analizzato tutte le combinazioni della letteratura greca del Thesaurus Linguae Graece dell’Università di California Irvine: 3.700 autori, 91 milioni di lettere) risulta che l’unica compatibile è quella di Mc 6, 52-53. Questo papiro risale al 50 d. C. (a soli 20 anni dai fatti), in base allo stile paleografico, che è il cosiddetto ornato erodiano, utilizzato fino al 50 d.C. In ogni caso tutti i manoscritti di Qumram non possono essere posteriori al 68 d. C., anno in cui la comunità essena venne massacrata dalla legione romana Fretensis, per cui le grotte con i testi vennero sigillate per evitare la distruzione dei codici. [Fonte e approfondimenti] [Quidisponibili molti approfondimenti sul frammento 7Q5]

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Fonti ebraiche, romane e greche – tutte non cristiane – riportano con ricchezza e concordanza di particolari l’esistenza storica di Gesù. Un nutrito elenco comprende: Giuseppe Flavio, il “Talmud di Babilonia” e le “Diciotto benedizioni”, e le due opere polemiche che vanno sotto il nome di “Toledot Yeschu”; Tallo e Flegonte, l’epistolario tra Plinio il Giovane e Traiano, Svetonio, Tacito; la lettera di Mara bar Serapion, Luciano di Samosata, Celso. E’ da rilevare – dato interessante – come molte di queste fonti non gettino una luce favorevole sui discepoli e sui Cristiani, il che, se rende inaffidabile la loro descrizione della predicazione di Gesù e della fede dei primi discepoli, rende invece più credibile, in quanto “non interessata”, la loro attestazione della realtà storica degli avvenimenti riportati nei Vangeli. [Qui e qui approfondimenti]

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Obiezione n. 2: Natale è una festa pagana / di ispirazione pagana, priva di ogni legame con la storica, effettiva nascita di Gesù Cristo.

Secondo la vulgata corrente la festa del Natale era in origine un culto pagano, quello del Natale Solis Invicti, che cadendo al solstizio d’inverno celebrava la nascita del nuovo corso solare; solo in seguito la Chiesa avrebbe sostituito per motivi pastorali il culto pagano del sole nascente con la festa della nascita del nuovo sole dell’umanità, Gesù. Questa, in estrema sintesi, la storia come ce l’hanno raccontata. In realtà le cose stanno diversamente, ed ora è possibile affermare con precisione che Gesù nacque davvero un 25 dicembre. La scoperta si deve soprattutto ai lavori di due specialisti, Annie Jaubert e Shemariahu Talmon.

Se Gesù è nato un 25 dicembre, il concepimento deve essere avvenuto, ovviamente, 9 mesi prima. E non a caso il calendario cristiano pone al 25 marzo l’Annunciazione a Maria. Ma l’evangelista Luca ci dice anche che giusto sei mesi prima era stato concepito Giovanni Battista. Quel concepimento, che non viene ricordato nella Chiesa d’Occidente, le  antiche Chiese bizantine  lo celebrano solennemente tra il 23 e il 25 settembre, appunto sei mesi prima dell’Annunciazione a Maria. Il Vangelo di Luca si apre con la storia di Zaccaria ed Elisabetta, ormai rassegnata alla sterilità. Sempre da Luca sappiamo che Zaccaria  apparteneva alla classe sacerdotale di Abìa, e che quando ebbe l’apparizione “officiava nel turno della sua classe“.

Ora bisogna sapere che nell’antico Israele i sacerdoti erano divisi in 24 classi le quali, dandosi il turno con una cadenza fissa, prestavano servizio liturgico nel tempio per una settimana, due volte l’anno. Si sapeva anche che la classe di Zaccaria nell’elenco ufficiale era l’ottava, senza conoscere però quando cadevano i suoi turni di servizio. E qui entra in gioco il professor Talmon. Lavorando sui testi esseni di Qumran e sul calendario del Libro dei Giubilei, lo studioso è riuscito a precisare in quale ordine cronologico si susseguivano le 24 classi sacerdotali (per inciso: l’articolo in cui Talmon dava ragione delle sue scoperte risale addirittura al 1958: verrebbe da chiedersi come mai ci siano voluti decenni perché arrivasse al grande pubblico). Alla classe di Abìa toccava il servizio liturgico al Tempio due volte l’anno, ed una di quelle volte capitava proprio nell’ultima settimana di settembre! Le Chiese bizantine avevano dunque ragione a celebrare tra il  23 e il 25 settembre l’annuncio a Zaccaria. Si aveva così un fondamento “storico” esterno all’ambito liturgico, biblico e patristico, di un’antichissima tradizione.

Questa, in sintesi, la successione dei fatti, disposti su un arco temporale di 15 mesi: il 23 settembre l’annuncio a Zaccaria e il concepimento di Giovanni; il 25 marzo, sei mesi dopo, l’annuncio a Maria e il concepimento di Gesù; il 24 giugno, tre mesi dopo, la nascita di Giovanni; sei mesi dopo, il 25 dicembre, la nascita di Gesù. [Fonte]

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Un dossier di grande scorrevolezza sul tema della data di nascita di Nostro Signore e sull’origine della tradizione del 25 dicembre è disponibile qui e ne consigliamo la lettura, soprattutto per la puntualità con cui vengono riportate (e accantonate) le argomentazioni avverse.

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