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5/05/2013 
Papa Francesco riceve Joseph Ratzinger

PAPA FRANCESCO RICEVE JOSEPH RATZINGER

La riflessione dello scrittore e teologo

GIANNI GENNARI
ROMA

Questo intervento ha l’intenzione di tutelare la categoria dei giornalisti che scrivono di Vaticano, e Vatican Insider è la sede più appropriata. O almeno pare a chi scrive. Capita spesso infatti che in tema di religione da noi si scriva senza la minima competenza. E capita anche in sedi illustri. P. es. di recente si è letto sull’“Espresso” che “Papa Bergoglio serve messa tutte le mattine”. “Serve messa”? Chi ha scritto, con tanto di firma – una delle due che accompagnano quelle pagine – non conosce la differenza tra un chierichetto, o un sagrestano, e il prete, vescovo o Papa che “celebra”?

Ovviamente no, e non è il solo limite, nel caso tocca anche leggere, testualmente, che Papa Francesco è “il primo Papa non europeo della storia”. Ma davvero? San Pietro era forse europeo? Sant’Aniceto veniva dalla Siria, San Vittore I era africano, come San Milziade (o Melchiade), San Gelasio I, Giovanni V era siriano, e poco dopo furono Papi 3 suoi compatrioti (Sergio I, Costantino e Sisinnio)…Dunque un po’ di prudenza servirebbe…Ma va detto – almeno dal mio punto di vista – che non è un fatto così grave. C’è infatti di peggio. Da qualche tempo giornalisti illustri che si sono sempre occupati di altro scrivono anche di Chiesa, Vaticano, Papi, cardinali, conclavi, congregazioni vaticane…Ovviamente è libertà, ma lo è anche quella di chi li legge e trova le loro affermazioni non solo discutibili, ma strampalate e azzardate, in bilico tra il sensazionale e il bislacco.

Domenica, con lancio in prima del “Corsera” c’era un intervento di Massimo Franco, che di recente ha pubblicato un libro la cui tesi principale, espressa fin nel titolo, era che “c’era una volta un Vaticano”, che quindi ora non c’era e non c’è più. In realtà c’è ancora, e gli elementi di “crisi” irreversibile e fatale che venivano prospettati ad ogni pagina del volume paiono molto ridimensionati già in poche settimane. Basta guardare la Tv e leggere i giornali di tutto il mondo…

C’è ancora un Vaticano che è lo stesso di sempre, e sempre diverso come sempre di anno in anno, almeno fin da quando lì si è concentrato il nucleo della realtà del Papato…Chi ha un ricordo dei tempi del passaggio da Pio XII a Giovanni XXIII ricorda grandi cambiamenti nella continuità…E allora? Allora tutto il rispetto per “C’era una volta un Vaticano”, ma è consentito sorridere sulle singolari ipotesi che lo reggevano, e che in così poco tempo paiono svanite…

Ma non è bastato, appunto, perché domenica, come detto sopra, è arrivato il supplemento. Lancio in prima: “Il Vaticano e la difficile gestione di un’anomalia”, e titolone a pagina 23: “L’anomalia dei due Papi in Vaticano. Istantanee da una convivenza”. Un paginone intero tutto basato sull’affermazione che il mondo cattolico è turbato dalla rinuncia di Benedetto e dalla sua presenza, prima a Castelgandolfo e ora nel monastero dentro le mura. Affermazione secca: “Coabitazione difficile da gestire anche per i vertici della Chiesa”. Anche, ovviamente, suppone che alla base le difficoltà sono scontate. La prova provata? Per Franco e per il “Corsera” che evidenzia la cosa con foto e sommario il fatto che il cardinale Ruini avrebbe dichiarato che “Joseph Ratzinger ha scelto di non spiegare a nessuno i motivi che l’hanno spinto a compiere il suo gesto”.

Come argomento per spiegare il turbamento universale, alla base e ai vertici, pare davvero poco. Ovviamente va ammesso che nessuno poteva prevedere, o meglio aveva previsto – salvo un collega che si è attribuito la profezia – l’evento della rinuncia, e che l’annuncio è parso davvero un fulmine – come quello sulla Cupola della foto famosissima di quella sera – e che la bravissima collega Giovanna Chirri, dell’Ansa, ha tremato di emozione nel momento in cui ha capito dal latino quale era l’annuncio appena dato, ma perché pensare al turbamento? Meraviglia, sì, ma perché turbamento? Da sempre è noto – o dovrebbe esserlo – che quella rinuncia è possibile e che in qualche caso si è realizzata, in modi diversi…Si sa che Paolo VI ci aveva pensato seriamente, e che l’ipotesi era stata presente anche a Giovanni Paolo II. Ambedue poi erano rimasti fino alla morte. Motivo di sorpresa, certo, la rinuncia, ma perché di “turbamento”, addirittura di dubbi di fede? Ci sono state, sì, le fantasie di tradizionalisti che hanno parlato di colpo inferto al Papato, dissacrazione, violazione della infallibilità ecc…Ma chi conosce la fede cattolica perché dovrebbe sentirsi turbato? Qualche monsignore avrebbe preferito un’altra evoluzione dei fatti, e lo ha detto a Massimo Franco, che ne rispetta l’anonimato, ma così facendo carica di ambiguità tutto il mondo ecclesiastico romano…Un turbamento di singoli, magari in carriera che ora diventa incerta, con un Papa che parla male proprio dei “carrieristi” diventa turbamento di tutta la comunità cattolica, o almeno di tutto il mondo in Vaticano…Forse è troppo.

Tra l’altro è evidente, dai fatti, che la discrezione più totale è stata osservata negli eventi di sabato scorso…La prima pagina di “Osservatore” e “Avvenire” dava tutto senza problemi, pacificamente e con la riservatezza dovuta alla vicenda ed al suo ovvio significato, semplicissimo e vissuto nella semplicità: un trasferimento da Castelgandolfo al Vaticano, con accoglienza e saluto…Quale problema ci sarebbe? Chi scrive che la cosa potrà pesare sul governo della Chiesa da parte di Francesco non sa quello che dice…Chi del resto conosce lo stile dell’intera vita di Joseph Ratzinger non può avere il minimo dubbio circa la sua discrezione e la leggerezza cortese di tutti i suoi comportamenti…Non ci sono due Papi insieme.

L’emerito vescovo di Roma non è più Papa per sua liberissima decisione, e mai verrebbe meno alla sua scelta. Dove allora il problema? E dove il turbamento? Chi è turbato? Massimo Franco e qualche prelato che conosce e frequenta, magari fonte di qualche allegria già espressa nel libro sulla fine di “un” Vaticano, che in realtà è uno solo, ed è ancora qui…

Quale problema teologico e psicologico ci sarebbe, dunque, nel popolo di Dio che è la Chiesa, alla base e ai vertici? Il Papa oggi si chiama Francesco: ama, stima e apprezza visibilmente l’emerito, lo ha accolto come fratello e amico carissimo, stimatissimo e amato nella luce del Signore unico, che è Colui che in fin dei conti guida la Chiesa, colui che – parola sia di Benedetto che di Francesco – è al timone della barca di Pietro.

Tra l’altro, e questo forse nessuno lo ha fatto capire – o lo ha detto addirittura – a Franco, nella Chiesa cattolica da più di 40 anni c’è, ed è molto frequente, la compresenza in una diocesi di due vescovi, uno emerito e l’altro in carica. Paolo VI stabilì infatti all’inizio degli anni ’70 con la sua “Ingravescentem Aetatem” la prassi delle “dimissioni” dei vescovi, tutti, nelle mani del Vescovo di Roma, che ha tutta la libertà di accoglierle subito o meno, senza alcuna limitazione…

Dunque perché parlare di sconcerto, di turbamento, di dubbi, di brontolii sotto traccia? Forse se ci si occupasse sempre di materie possedute, e non si presumesse – magari per accontentare anche qualche anonimo…scontento – sarebbe meglio per tutti. Se i vaticanisti provetti si improvvisassero quirinalisti, o scrivessero all’improvviso di Governo e partiti ci sarebbero proteste, davanti alla evidente inesperienza in merito…

Di Vaticano, Chiesa, Papi, cardinali, e in fin dei conti di preti, invece, tutti possono scrivere liberamente pagine intere. E’ libertà. Lo è anche quella di chi ne evidenzia quelli che, a suo parere, sono i limiti di certe analisi, cordialmente, ma sinceramente… 

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