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 30-11-2013 

di Massimo Introvigne  

Le ultime due prediche mattutine di Papa Francesco a Santa Marta – del 28 e 29 novembre 2013 – meritano attenzione perché ci aiutano a capire meglio alcuni passaggi dell'esortazione apostolica «Evangelii gaudium» relativi alla drammatica situazione della libertà religiosa. In Africa e in Asia la persecuzione dei cristiani ha raggiunto, si legge nel documento, «livelli allarmanti di odio e di violenza», ma anche in Occidente la libertà religiosa è minacciata da un «relativismo» aggressivo che vuole ridurre la religione a un fatto privato, negandole e vietandole ogni espressione pubblica. Il relativismo non si contenta più di proporre la sua «tremenda superficialità in ordine alle questioni morali»: la vuole imporre, vietando ai credenti di uscire dalle sagrestie e di esprimersi nei dibattiti sociali e politici.

In Occidente, spiega l'esortazione apostolica, «il processo di secolarizzazione tende a ridurre la fede e la Chiesa all’ambito privato e intimo. Inoltre, con la negazione di ogni trascendenza, ha prodotto una crescente deformazione etica, un indebolimento del senso del peccato personale e sociale e un progressivo aumento del relativismo, che danno luogo ad un disorientamento generalizzato». Pretendere di chiudere i cristiani nel «recinto chiuso delle chiese», imporre «una privatizzazione delle religioni, con la pretesa di ridurle al silenzio e all’oscurità della coscienza di ciascuno, o alla marginalità» instaura «una nuova forma di discriminazione e di autoritarismo. Il rispetto dovuto alle minoranze di agnostici o di non credenti non deve imporsi in un modo arbitrario che metta a tacere le convinzioni di maggioranze credenti».

Tornando sui temi di questi paragrafi della «Evangelii gaudium» il Papa a Santa Marta il 29 novembre ha affermato che «il pensiero debole» – cioè l'articolazione filosofica del relativismo – pretende oggi di diventare «pensiero unico». L'espressione «Io penso come mi piace» è presentata come elemento di libertà, ma è esattamente il suo contrario: è espressione dello «spirito del mondo, che non ci vuole popolo: ci vuole massa, senza pensiero, senza libertà». Francesco ha invitato «a chiedere al Signore Gesù questa grazia, che ci invii il suo spirito di intelligenza, perché noi non abbiamo un pensiero debole, non abbiamo un pensiero uniforme e non abbiamo un pensiero secondo i propri gusti: soltanto abbiamo un pensiero secondo Dio».

Il 28 novembre, sempre a Santa Marta, il Papa aveva mostrato quali sono le tremende conseguenze del relativismo che diventa «pensiero unico», collegandole all'azione del demonio nei tempi ultimi e alludendo ancora al romanzo «Il padrone del mondo» dello scrittore e sacerdote cattolico inglese, convertito dall'anglicanesimo, Robert Hugh Benson (1871-1914), che ci mostra l'azione dei poteri forti manovrati dall'Anticristo negli ultimi giorni. «Sarà la desolazione della abominazione (Daniele 9, 27) – ha detto Papa Francesco -. Cosa significa? Sarà come il trionfo del principe di questo mondo, la sconfitta di Dio. Sembra che lui, in quel momento finale di calamità, s’impadronirà di questo mondo», diventando così davvero il «padrone del mondo».

Come Daniele nella Bibbia, quando l'Anticristo va al potere il cristiano è «condannato soltanto per adorazione, per adorare Dio. E la desolazione della abominazione si chiama divieto di adorazione». Quello mostrato nel Libro di Daniele è un tempo che secondo il Papa assomiglia tanto al nostro: «non si poteva parlare di religione: era una cosa privata» i segni religiosi andavano tolti e bisognava obbedire agli ordini che venivano «dai poteri mondani». Si potevano «fare tante cose, cose belle ma non adorare Dio», era vietato.

Attenzione, ha detto il Pontefice: questo non riguarda solo chi vive in pochi Paesi totalitari, riguarda tutti noi. «I cristiani che soffrono tempi di persecuzioni, tempi di divieto di adorazione, sono una profezia di quello che accadrà a tutti».

Senza paura, da discepoli del Signore che ha vinto il demonio e il mondo una volta per tutte, dopo la pubblicazione della «Evangelii gaudium» Papa Francesco c'invita a riflettere su «questa apostasia generale che si chiama divieto di adorazione». E a fare uno dei consueti esami di coscienza che il Papa ci propone spesso: «Io adoro il Signore? Io adoro Gesù Cristo il Signore? O un po’ metà e metà e faccio il gioco al principe di questo mondo? Adorare fino alla fine con fiducia e fedeltà è la grazia che dobbiamo chiedere».

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