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30-4-2013

di Massimo Introvigne

Giovanni Paolo II a Kaunas

 

Il 29 aprile 2013 la Santa Sede ha reso pubblica la lettera «Kaunensis ecclesialis communitas» di Papa Francesco, datata 5 aprile e intesa a celebrare i seicento anni della cattedrale di Kaunas, in Lituania. Non solo di mera circostanza, la lettera – scritta in lingua latina – evoca alcuni spunti interessanti della storia moderna della Lituania, che possono essere applicati anche ad altri Paesi che hanno sofferto per le tragedie determinate dalle ideologie del XX secolo.

Un primo spunto si riferisce alle «angustie dei tempi, specialmente sotto un regime nemico della religione» sperimentate dalla Lituania durante il Novecento. Papa Francesco ricorda che la provincia ecclesiastica di Kaunas fu costituita dal 1936, alla vigilia di avvenimenti tragici: prima l’occupazione nazista, poi quella sovietica. La cattedrale di Kaunas ospita la tomba del cardinale Vincentas Sladkevicius (1920-2000), il simbolo della resistenza anticomunista dei lituani. Consacrato vescovo il giorno di Natale del 1957, fiero oppositore del regime sovietico, a Sladkevicius fu impedito di esercitare il suo ministero episcopale. Trascorse quasi vent’anni agli arresti domiciliari nel remoto villaggio di Nemunelio Radviliskis, in condizioni difficilissime, dal 1963 al 1982. Il beato Giovanni Paolo II (1920-2005) lo nominò cardinale nel 1988 e arcivescovo di Kaunas nel 1989. I suoi funerali nella cattedrale di Kaunas nel 2000 furono una grande celebrazione della resistenza dei popoli baltici al comunismo e all’occupazione.

Un secondo spunto della lettera di Papa Francesco evoca il ruolo della bellezza come arma di resistenza alla persecuzione. Nei tempi tragici della persecuzione anticattolica, avere un edificio «eminente per bellezza» come la cattedrale di Kaunas diede forza al popolo lituano, che accorse a venerare i santi Pietro e Paolo, cui la basilica è dedicata, da tutto il Paese. All’esterno, la struttura gotica – che risale appunto al 1413 – ha linee semplici e quasi spartane, tipiche dei Paesi baltici. All’interno il tardo barocco lituano ha creato una festa d’immagini e di statue, che culmina nell’altar maggiore dove un grande crocefisso si staglia sul panorama dipinto di Gerusalemme, sormontato dalla gloria del Padre e dello Spirito Santo e circondato dalle statue di Maria e degli Apostoli.

La stessa ricchezza si ritrova nell’altare laterale dedicato all’Assunzione di Maria Vergine. Kaunas è una città d’arte, nota soprattutto agli appassionati di arte moderna per il museo che contiene la quasi totalità delle opere del pittore e compositore nazionale lituano Mikalojus Konstantinas Ciurlionis (1875-1911), oggi riscoperto – Milano gli ha dedicato tra il 2010 e il 2011 una grande mostra a Palazzo Reale – come precursore, se non iniziatore, dell’astrattismo. Ma la lunga tradizione artistica di Kaunas nasce dalla Città Vecchia, che ha al suo centro la cattedrale. Potrebbe sembrare che la bellezza sia una sorta di lusso in epoche di persecuzione, quando ci sono cose più urgenti di cui preoccuparsi. La lettera di Papa Francesco mostra invece come la bellezza sia uno degli antidoti più efficaci alla furia cieca dei persecutori.

Un terzo spunto è il richiamo al beato Giovanni Paolo II, che visitò la cattedrale di Kaunas il 6 settembre 1993 – così che quest’anno ricorre anche per Kaunas il ventennale di quella visita – e vi si soffermò in adorazione eucaristica accompagnato solo dal cardinale Sladkevicius. La lettera del regnante Pontefice ricorda l’amore speciale del Papa polacco per la Lituania e in particolare per Kaunas, e il suo sostegno alla nazione lituana: qualche cosa, si può aggiungere, di non scontato, se si considerano le contese politiche e territoriali che avevano diviso polacchi e lituani nel corso del secolo XX, con un’eco che talora emerge ancora oggi.

La cattedrale di Kaunas ospita ora reliquie del beato Giovanni Paolo II. E la lettera di Papa Francesco commenta che la fede cattolica riuscì a preservarsi sotto regimi ostili là dove si conservò integra la «fedeltà verso la Sede Apostolica». È un breve cenno questo nella lettera, ma dove c’è molta storia e sociologia dell’Europa dell’Est. Alla fine, sono state la «romanità» di Chiese come quella lituana, polacca, lettone, la resistenza a tutti i tentativi dei regimi comunisti d’inserire cunei fra Chiese nazionali e Santa Sede che hanno  consentito in queste terre al cattolicesimo di sopravvivere, e di vedere la fine di regimi comunisti che si credevano immortali.

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