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31/03/2013 

 

Folla a san Pietro nel giorno di Pasqua

FOLLA A SAN PIETRO NEL GIORNO DI PASQUA

Nel suo primo messaggio Urbi et Orbi pasquale, Papa Francesco invoca la fine delle violenze in Siria, Medio Oriente, Africa e Asia. E ricorda la crisi coreana

ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO

«Che grande gioia per me potervi dare questo annuncio: Cristo è risorto! Vorrei che giungesse in ogni casa, in ogni famiglia, specialmente dove c’è più sofferenza, negli ospedali, nelle carceri…». Lo ha detto Papa Francesco, nel messaggio pasquale Urbi et Orbi, che ha pronunciato al termine della messa celebrata sul sagrato di San Pietro.

«Soprattutto – ha detto Bergoglio – vorrei che questo annuncio giungesse a tutti i cuori, perché è lì che Dio vuole seminare questa buona notizia: Gesù è risorto, c’è speranza per te, non sei più sotto il dominio del peccato, del male! Ha vinto l’amore, ha vinto la misericordia! Sempre vince la misericordia di Dio!». «Che cosa significa che Gesù è risorto?», si è chiesto il Papa. «Significa che l’amore di Dio è più forte del male e della stessa morte; significa che l’amore di Dio può trasformare la nostra vita, far fiorire quelle zone di deserto che ci sono nel nostro cuore. E questo può farlo l'amore di Dio!».

Quanti deserti, «anche oggi – ha continuato Francesco – l’essere umano deve attraversare! Soprattutto il deserto che c’è dentro di lui, quando manca l’amore per Dio e per il prossimo, quando manca la consapevolezza di essere custode di tutto ciò che il Creatore ci ha donato e ci dona. Ma la misericordia di Dio può far fiorire anche la terra più arida, può ridare vita alle ossa inaridite».

«Lasciamoci rinnovare dalla misericordia di Dio – ha detto ancora il Papa – lasciamoci amare da Gesù, lasciamo che la potenza del suo amore trasformi anche la nostra vita; e diventiamo strumenti di questa misericordia, canali attraverso i quali Dio possa irrigare la terra, custodire tutto il creato e far fiorire la giustizia e la pace».

Bergoglio ha quindi elencato alcune situazioni critiche nel panorama internazionale. «Sì, Cristo è la nostra pace e attraverso di Lui – ha detto – imploriamo pace per il mondo intero. Pace per il Medio Oriente, in particolare tra israeliani e palestinesi, che faticano a trovare la strada della concordia, affinché riprendano con coraggio e disponibilità i negoziati per porre fine a un conflitto che dura ormai da troppo tempo». Francesco ha quindi implorato pace per l'Iraq, «perché cessi definitivamente ogni violenza», e, «soprattutto, per l’amata Siria, per la sua popolazione ferita dal conflitto e per i numerosi profughi, che attendono aiuto e consolazione. Quanto sangue è stato versato! E quante sofferenze dovranno essere ancora inflitte prima che si riesca a trovare una soluzione politica alla crisi?».«Pace per l’Africa – ha chiesto il Pontefice – ancora teatro di sanguinosi conflitti. In Mali, affinché ritrovi unità e stabilità; e in Nigeria, dove purtroppo non cessano gli attentati, che minacciano gravemente la vita di tanti innocenti, e dove non poche persone, anche bambini, sono tenuti in ostaggio da gruppi terroristici. Pace nell’est della Repubblica Democratica del Congo e nella Repubblica Centroafricana, dove in molti sono costretti a lasciare le proprie case e vivono ancora nella paura».

 Non è mancato un accenno ai venti di guerra in Corea: «Pace in Asia – ha chiesto il Papa – soprattutto nella Penisola coreana, perché si superino le divergenze e maturi un rinnovato spirito di riconciliazione». «Pace a tutto il mondo – ha chiesto infine Francesco – ancora così diviso dall’avidità di chi cerca facili guadagni, ferito dall’egoismo che minaccia la vita umana e la famiglia, egoismo che continua la tratta di persone, la schiavitù più estesa in questo ventunesimo secolo. Pace a tutto il mondo, dilaniato dalla violenza legata al narcotraffico e dallo sfruttamento iniquo delle risorse naturali! Pace a questanostra Terra! Gesù risorto porti conforto a chi è vittima delle calamità naturali e ci renda custodi responsabili del creato».

Al termine della messa, Francesco aveva voluto compiere un giro tra la folla, fermando varie volte la jeep per abbracciare ammalati e bambini. Era previsto che il Papa augurasse buona Pasqua in 65 lingue diverse, ma Bergoglio ha deciso di non farlo.

 
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