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La riconciliazione che guarisce

Il Congresso eucaristico internazionale di Dublino

 “Riconciliazione nella nostra comunione” è stato il tema che ha caratterizzato la giornata di ieri, giovedì,  al Congresso eucaristico internazionale di Dublino. In tanti hanno affollato  la sala dell’adorazione, dove per tutto il giorno è stato possibile confessarsi. Complessivamente erano  presenti circa quattordicimila persone, e diverse centinaia di sacerdoti hanno ascoltato le confessioni fino a tarda sera, quando il congresso è proseguito nel Youth Centre.

Al mattino il cardinale presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Peter Kodwo Appiah Turkson ha celebrato la liturgia della riconciliazione. Nella sua riflessione ha invitato i fedeli a mantenere il cuore aperto, raccontando  storie straordinarie di perdono. Una di queste ha riguardato una donna sopravvissuta al genocidio  rwandese del 1994. Gran parte della sua famiglia era stata uccisa e il trauma da lei subito sembrava insanabile. Attraverso un gruppo cattolico che svolgeva il suo lavoro nelle carceri, incontrò però l’assassino del padre. Nella grazia del momento lo perdonò; piansero entrambi e lui gridò: «Ora la giustizia può seguire il suo corso e anche condannarmi a morte, perché adesso sono libero». Il porporato rivolgendosi direttamente ai fedeli li ha invitati a interrogarsi nel profondo: «Potrebbe questa essere  anche la mia storia?». Infatti, che si tratti del colpevole o della vittima, chiunque incatenato dal peccato o dall’incapacità di perdonare non è libero. Il cardinale Turkson  ha quindi invitato a seguire l’esempio di san Paolo, il quale «sapeva gioire anche nelle situazioni più difficili  a causa della sua ferma convinzione  della presenza del Signore»

dal sito web: http://www.osservatoreromano.va/

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