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 29-10-2014   

di Massimo Introvigne

 

Grazie a un'apprezzabile iniziativa della Fondazione Novae Terrae disponiamo di una ricerca, presentata oggi, sulle opinioni degli italiani in materia di matrimonio, famiglia e unioni omosessuali. La ricerca è stata realizzata dalla Lorien con il metodo Cati (Computer assisted telephone interviews) su un campione di mille intervistati. Se il campione, come si dichiara, è bilanciato, mille interviste non sono poche. Chi legge i risultati deve però tenere conto del fatto che – come dimostra il puntuale fallimento dei sondaggi elettorali, anch'essi effettuati quasi sempre con metodo Cati – pure le migliori indagini telefoniche si scontrano oggi con una certa riluttanza degli intervistati a  rivelare le loro vere opinioni nelle risposte, non fidandosi completamente dell'anonimato. I risultati delle indagini Cati o via Internet – comprese, non ho difficoltà a precisarlo, quelle che ogni tanto sono dirette dal sottoscritto – vanno dunque sempre presi con beneficio d'inventario.

Con questi limiti, la ricerca ha molti aspetti interessanti. Ne emerge anzitutto che gli intervistati a grande maggioranza attribuiscono alla famiglia un'importanza decisiva per la società (95%) e la considerano un elemento cruciale per lo sviluppo del Paese (76%). Il 66% afferma persino che la famiglia ha una «origine divina». Ma che cos'è la famiglia? Per il 72% si tratta dell'unione fra un uomo e una donna. L'82% ritiene che definire così la famiglia non sia discriminatorio nei confronti delle persone omosessuali. Il 63% è contrario all'insegnamento del gender nelle scuole, e il 61% non vorrebbe neppure un'educazione sessuale con informazioni relative al «sesso pratico» senza il consenso dei genitori.

A questo quadro molto rassicurante corrisponde un contrappunto contraddittorio in materia di unioni omosessuali. La legge Scalfarotto sull'omofobia lucra uno spettacolare 80% di risposte favorevoli. Il 61% si dichiara favorevole al progetto del governo Renzi di riconoscere le unioni civili fra omosessuali, e il 51% al riconoscimento in Italia delle unioni omosessuali contratte all'estero. C'è preoccupazione per i bambini eventualmente affidati in adozione a coppie dello stesso sesso, ma solo tra il 34% degli intervistati. La società che ha condotto il sondaggio ne conclude che il 40% degli italiani appartengono alla categoria che chiama degli «artificiosi» – favorevoli ai «nuovi diritti» per gli omosessuali – e solo il 29% sono «naturalisti», difensori della famiglia tradizionale e del diritto naturale, mentre gli altri sono incerti. Nella seconda categoria si recluta quel 30% che sosterebbe un referendum contro una legge che equiparasse le unioni omosessuali a quelle fra un uomo e una donna e il 15% che scenderebbe in piazza. Gli «artificiosi» prevarrebbero nella popolazione più giovane, più istruita, che frequenta più assiduamente il Web ed è più lontana dalla religione, i «naturalisti» fra le persone più religiose, più anziane, più semplici e che passano meno tempo su Internet.

Se ne dovrebbe concludere che gli italiani sono un popolo schizofrenico, il quale da una parte dichiara che la famiglia è solo l'unione fra un uomo e una donna e dall'altra fa il tifo per la legge Scalfarotto che rischia di mandare in prigione precisamente chi esprime questa opinione, nello stesso tempo approvando – sia pure solo per il 51% – la trascrizione dei «matrimoni» gay contratti all'estero e, al 61%, le «unioni civili» di Renzi, tutte cose che presuppongono un'idea di famiglia diametralmente opposta a quella condivisa dal 72% degli intervistati. Ma è proprio così? C'è una domanda molto importante che rischia di sfuggire, ed è quella dove agli intervistati è stato chiesto cosa significa Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali), che è la parola chiave di tutto il discorso sull'ideologia di genere. Ebbene, l'80% degli intervistati dichiara di non sapere che cosa significa questa sigla. Anche tra i famosi «artificiosi», sostenitori dei diritti gay, l'83% non conosce il significato della sigla. Se non sa che cosa significa Lgbt, è verosimile che la maggior parte del campione non sappia che cosa prevede esattamente il disegno di legge Scalfarotto, né certo poteva aiutarli il cenno di una riga e mezza fatto dagli intervistatori.

Quanto alle «unioni civili» di Renzi, nessuno può conoscere la legge senza sfera di cristallo, non essendo stata ancora presentata. È vero che Renzi ha annunciato che si ispirerà al modello tedesco della «Eingetragene Lebenspartnerschaft», e conoscendo la normativa germanica si potrebbe dunque dedurre che cosa proporrà Renzi. Ma penso di non fare torto a nessuno se ipotizzo che un campione che all'ottanta per cento non sa che cosa significhi Lgbt, se fosse stato posto di fronte all'espressione «Eingetragene Lebenspartnerschaft» avrebbe chiesto all'intervistatore se si tratta di nuovi giocatori del Bayern Monaco, il che peraltro avrebbe messo di cattivo umore gli intervistati dopo le batoste inflitte alle nostre squadre dalla formidabile formazione tedesca e dunque disturbato il prosieguo dell'intervista.

La maggioranza sarebbe del resto insieme favorevole alle unioni gay e d'accordo con l'affermazione secondo cui omosessuali e lesbiche devono vivere la propria vita senza imporre una ridefinizione del matrimonio alla società nel suo insieme. Se ne può solo concludere che c'è una grande confusione. Il quadro che emerge dalla ricerca è certamente attendibile su questo punto di fondo: gli italiani sono affezionati alla famiglia, la definiscono come fondata sull'unione di un uomo e di una donna, e nello stesso tempo sono convinti che si debbano riconoscere un certo numero di diritti a chi convive in un'unione omosessuale. Quanto però alle modalità di questo riconoscimento, tra semplice ricognizione in un testo unico o statuto dei diritti e doveri che derivano da ogni convivenza, in gran parte già riconosciuti dalle leggi italiane – l'unica soluzione corrente con la volontà espressa dalla maggioranza di non «ridefinire» il matrimonio -, matrimonio gay, unioni civili alla tedesca, all'inglese o all'amatriciana, la contraddittorietà delle risposte evidenzia che la maggioranza degli italiani non ha ben chiare le differenze fra le varie ipotesi. Quanto al disegno di legge Scalfarotto, l'esperienza quotidiana di dibattiti e conferenze mi insegna che ne conoscono le norme in pochissimi – qualche volta sembra che non le conosca neppure lo stesso Scalfarotto. Il consenso nei confronti di una legge presentata come contro chi discrimina e picchia le persone omosessuali normalmente si dissipa non appena l'interlocutore è posto di fronte alla realtà del testo.

Che l'ottanta per cento degli intervistati si dichiari favorevole alla legge Scalfarotto, e una solida maggioranza alle unioni civili, non è indicativo di una nuova dottrina del matrimonio che si starebbe affermando tra gli italiani – se si chiede loro che cos'è e dev'essere la famiglia, affermano il contrario – ma da un altro punto di vista è molto importante, così che si deve essere grati a chi ha promosso la ricerca. Mostra che la potenza di fuoco mediatica della lobby Lgbt – gli italiani non sanno che cosa sia, ma questo non impedisce che ne siamo vittima – è riuscita a diffondere delle vere e proprie bugie, come quella secondo cui le norme di Scalfarotto non sarebbero liberticide, e ad alzare un enorme polverone. Una ragione non per cessare, ma per moltiplicare gli sforzi per fare chiarezza. Contro la confusione c'è bisogno di più, non di meno attività dei comitati Sì alla famiglia, della Manif pour Tous, delle Sentinelle in piedi e anche di questo giornale. E vedrete che, aumentando la chiarezza, aumenterà anche il numero di coloro che, convinti della verità sul matrimonio tra un uomo e una donna come unica base della famiglia, conseguentemente si schiereranno anche contro le «unioni civili» alla tedesca di Renzi e il DDL Scalfarotto.

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