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da: Maria Valtorta, L'Evangelo come mi è stato rivelato. 133.1, ed. CEV.

 Poema: II, 100

 

                                                        

18 marzo 1945.

L'Acqua Speciosa è senza pellegrini. E pare strano vederla così, senza bivacchi di chi sosta una notte o almeno consuma il suo pasto sull'aia o sotto la tettoia. Non vi è che nitore e ordine oggi, senza nessuna di quelle tracce che un affollamento lascia di sé.

I discepoli occupano il loro tempo in lavori manuali, chi intrecciando vimini per farne nuove trappole ai pesci, e chi lavorando intorno a piccoli lavori di sterro e di incanalamento delle acque dei tetti perché non stagnino sull'aia. Gesù è ritto in mezzo ad un prato e sbriciola del pane ai passerotti. A perdita d'occhio non un vivente, nonostante la giornata sia serena.

Viene verso Gesù Andrea, di ritorno da qualche incombenza: «Pace a Te, Maestro».

«E a te, Andrea. Vieni qui un poco con Me. Tu puoi stare vicino agli uccellini. Sei come loro. Ma vedi? Quando essi sanno che chi li avvicina li ama, non temono più. Guarda come sono fiduciosi, sicuri, lieti. Prima erano quasi ai miei piedi. Ora ci sei tu e stanno all'erta… Ma guarda, guarda… Ecco quel passero più audace che viene avanti. Ha capito che non c’è nessun pericolo. E dietro lui gli altri. Vedi come si satollano? Non è uguale di noi, figli del Padre? Egli ci satolla del suo amore. E quando siamo sicuri di essere amati e di essere invitati alla sua amicizia, perché temere di Lui e di noi? La sua amicizia deve farci audaci anche presso gli uomini. Credi: solo il malvivente deve avere paura del suo simile. Non il giusto come tu sei».

Andrea è rosso e non parla. Gesù lo attira a Sé e dice ridendo: «Bisognerebbe unire te e Simone in un solo filtro, sciogliervi e poi riformarvi. Sareste perfetti. Eppure… Se ti dico che, tanto dissimile in principio, sarai perfettamente uguale a Pietro alla fine della tua missione, lo crederesti?».

«Tu lo dici e certo è. Non mi chiedo neppure come ciò possa essere. Perché tutto quello che Tu dici è vero. E sarò contento di essere come Simone, fratello mio, perché lui è un giusto e ti fa felice. É bravo Simone! Io sono tanto contento che egli sia bravo. Coraggioso, forte. Ma anche gli altri!…»

«E tu no?».

«Oh! io!… Solo Tu puoi essere contento di me…».

 «E accorgermi che lavori senza rumore e più profondamente degli altri. perché nei dodici c'è chi fa tanto rumore per quanto lavora. C'è chi fa molto più rumore di quanto non faccia lavoro, e c'è chi non fa altro che lavoro. Un lavoro umile, attivo, ignorato… Gli altri possono credere che egli non faccia nulla. Ma Colui che vede sa. Queste differenze sono perché ancora non siete perfetti. E ci saranno sempre fra i futuri discepoli, fra quelli che verranno dopo di voi, sino al momento che l'angelo tuonerà: "Il tempo non è più". Sempre ci saranno i ministri del Cristo che saranno pari nell'opera e nell'attirare su di loro lo sguardo del mondo: i maestri. E vi saranno, purtroppo, quelli che saranno solo rumore e gesto esteriori, solo esteriori, i falsi pastori dalle pose istrioniche… Sacerdoti? No: mimi. Nulla di più. Non è il gesto che fa il sacerdote e non lo è l'abito. Non è la sua mondana cultura né le relazioni mondane e potenti che fanno il sacerdote. É la sua anima. Un'anima tanto grande da annullare la carne. Tutto spirito il mio sacerdote… Così lo sogno. Così saranno i miei santi sacerdoti. Lo spirito non ha voce né ha pose da tragedo. É inconsistente perché spirituale, e perciò non può mettere pepli e maschere. É ciò che è: spirito, fiamma, luce, amore. Parla agli spiriti. Parla con la castità degli sguardi, degli atti, delle parole, delle opere.

L'uomo guarda. E vede un suo simile. Ma oltre e sopra la carne che vede? Qualcosa che lo fa arrestare dal suo andare frettoloso, meditare e concludere: "Quest'uomo, a me simile, ha di uomo solo l'aspetto. L'anima è di angelo". E, se miscredente, conclude: "Per lui credo che ci sia un Dio e un Cielo". E, se lussurioso, dice: "Questo mio uguale ha occhi di Cielo. Freno il mio senso per non profanarli". E se è un avaro decide: "Per l'esempio di costui che non ha attacco alle ricchezze, io cesso di essere avaro". E se è un iracondo, un feroce, davanti al mite si muta in più pacato essere. Tanto può fare un sacerdote santo. E, credilo, sempre ci saranno fra i sacerdoti santi quelli che sapranno anche morire per amore di Dio e di prossimo, e sapranno farlo così pianamente, dopo avere esercitato la perfezione per tutta la vita ugualmente pianamente, che il mondo neppure si accorgerà di loro. Ma se il mondo non diverrà tutto un lupanare e una idolatria, sarà per questi: gli eroi del silenzio e della operosità fedele. E avranno il tuo sorriso: puro e timido. Perché ci saranno sempre degli Andrea. Per grazia di Dio e per fortuna del mondo ci saranno!».

«Io non credevo di meritare queste parole… Non avevo fatto nulla per suscitarle…»

«Mi hai aiutato ad attirare a Dio un cuore. Ed è il secondo che tu conduci verso la Luce».

«Oh! perché ha parlato? Mi aveva promesso…».

«Nessuno ha parlato. Ma Io so. Quando i compagni riposano stanchi, tre sono gli insonni all'Acqua Speciosa. L'apostolo dal silenzioso e attivo amore verso i fratelli peccatori. La creatura che l'anima pungola verso la salvezza. E il Salvatore che prega e veglia, che attende e spera… La mia speranza: che un'anima trovi la sua salute… Grazie, Andrea. Continua e siine benedetto».

«Oh! Maestro!… Ma non dire nulla agli altri… Da solo a sola, parlando ad una lebbrosa in una spiaggia deserta, parlando qui ad una di cui non vedo il volto, io ancora so fare un pochino. Ma se gli altri lo sanno, Simone più di tutti, e vuole venire… io non so fare più nulla… Non venire neppure Te… Perché di parlare davanti a Te mi vergogno».

 «Non verrò. Gesù non verrà. Ma lo Spirito di Dio è sempre venuto con te. Andiamo a casa. Ci chiamano per il pasto».

E tutto ha fine fra Gesù e il mite discepolo. 

 

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