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MA COME E’ DIFFICILE QUELLA
VITA DA ‘CARISMATICO’…!

 

                                                                                  di Guido Landolina

(articolo dell’autore già pubblicato sulla Rivista ‘Il Segno del Soprannaturale’ delle Edizioni Segno, 2004)

Dio parla ai profeti trasmettendo
loro telepaticamente il suo pensiero…
  
  Nelle due parti precedenti di queste nostre considerazioni avevamo esaminato – complice l’insegnamento di Azaria, l’angelo custode della grande  carismatica Maria Valtorta – alcuni aspetti che caratterizzano la figura dei carismatici in genere.
  Avevamo però anche detto che San Paolo – fra i vari carismi, che comunque non debbono essere disgiunti dalla Carità, e cioè l’amore verso Dio e verso il prossimo – insegnava a prediligere quello profetico perché ‘…chi profetizza parla agli uomini, li edifica, li esorta, li consola’.
  Una sera – anni fa – discutevo con un gruppo di persone  ed il discorso era caduto sulla attendibilità di quanto scritto nell’Antico Testamento e sui presunti ‘profeti’. Da parte mia mi ero chiesto come potesse mai la Chiesa cristiana  considerare quegli scritti come ‘Parola di Dio’. Mi spiego meglio. Non pensavo che non lo fossero, mi domandavo semplicemente come facesse la Chiesa a esserne così sicura. Fra i presenti vi era infatti chi – basandosi su teorie avanzate da alcuni teologi ‘moderni’ – considerava gli scritti ‘profetici’ del Vecchio Testamento come una specie di raccolta di leggende popolari, tramandate oralmente di padre in figlio e successivamente redatte in forma scritta.

 
  La mia domanda non era accademica e neanche irrilevante, perchè l’Antico Testamento fornisce informazioni fondamentali sulla creazione dell’universo, dell’uomo, sul peccato originale, ecc. Se esso fosse stato solo una raccolta di leggende come avremmo potuto dar credito al Vangelo ed agli altri testi del Nuovo Testamento che del Vecchio Testamento costituiscono il completamento ed al quale si rifanno?
  E se invece quanto vi è scritto è proprio ‘Parola di Dio’, come può Dio aver fatto ciò? Come si diventa ‘profeti’? Che cos’è l’ispirazione?1  Cerchiamo di immaginarcelo allora qui con un poco di ‘fantasia’.
  Dio si rivelò ai Profeti. Come? Parlando nel loro pensiero. Come? Trasmettendo loro il suo pensiero. Se Dio fece l’uomo a sua immagine e somiglianza – e se l’immagine e somiglianza non poterono consistere nel corpo, poichè Dio non ha corpo ed è puro Spirito – come potè, Dio, parlare ai Profeti se non con il suo Spirito, che è come il nostro spirito, fatto – con le debite differenze e con le debite limitazioni del ‘creato’ – a sua immagine e somiglianza ? Ecco, Dio, Spirito, Pensiero, Volontà, Potenza e tutto il resto, ma non scordiamoci l’Amore, parlò ai suoi figli, ai Profeti, con il Pensiero, trasmettendo loro telepaticamente il suo pensiero.

  Perchè ai Profeti? Perchè erano dei ‘giusti’ e perchè, sapendo che sarebbero stati – di proprio – dei giusti, Egli conferì loro dei doni, il dono di saper cogliere ancora meglio la sua parola.  Ingiustizia questa? Ingiustizia verso gli altri ? Ma come si può ‘giudicare’ Dio? I suoi giudizi sono imperscrutabili, Egli vede dove l’uomo non vede, i  ‘perchè’ degli uomini per lui non esistono, i loro ‘perchè’ sono il segno della loro incapacità di capire. E infatti gli uomini non devono ‘capire’ ma semplicemente imparare ad amare.  

  Guai se capissero troppo. Con la comprensione ‘superiore’ – che inferiore sarebbe, perchè essi sono ormai degeneri a causa del peccato d’origine – farebbero cose terribili, ancor più di quante non ne facciano adesso.   Coglierebbero sempre i frutti dell’Albero del Bene e del Male ma, privi della Sapienza, con la sola scienza, coglierebbero solo quelli col Baco Maligno, baco velenoso che, ingoiato, li porterebbe alla perdizione.
  Dunque, Dio si rivelava ai Profeti. Dio sapeva che sarebbero diventati dei giusti, perchè Dio ab-aeterno sa tutto delle anime che verranno create. Per i suoi imperscrutabili motivi, decideva che la loro missione sarebbe stata quella di ‘profeti’, cioè di ‘rivelatori’ del pensiero di Dio, e li muniva dei doni atti a svolgere la loro missione specifica, quella che Dio affidava alla loro anima nel crearli. Ma poi, una volta nati, una volta cresciuti, l’adempiere o meno alla missione dipendeva solo dal loro libero arbitrio. Complesso? No. Semplice. Ora mi spiego meglio.

  Dio ‘sa’ in anticipo e dà i doni. Ma l’uomo non sa, perchè se sapesse non sarebbe più libero e Dio è Dio di Libertà. L’uomo non sa, ma ‘sente’ confusamente di avere una ‘missione’, cioè di essere ‘portato’ ad una cosa piuttosto che ad un’altra. Portato in senso spirituale, anche se ciò comporta scelte di vita molte volte pratiche. L’ uomo ‘sente’, come pure sente dentro di sè – si dice dentro al cuore – la legge dei dieci comandi, legge naturale che Dio ha messo dentro di lui per guidarlo a sè anche senza l’aiuto, perfetto, della Dottrina cristiana.

  L’uomo ‘sente’ ma, come fa per i comandi, poi decide lui. Lui decide. Lui decide cosa fare, come fare. Perchè Dio, ripeto, è Dio di Libertà. Tanti furono i ‘profeti’ che non furono profeti suoi ma decisero di divenire profeti, cioè ‘rivelatori’, dell’Altro. Come Lucifero, non fu forse creato ‘perfetto’ nella sua perfezione angelica ? Eppure sbagliò! Forse che Dio, nel crearlo e nel volerlo perfetto, sbagliò e non capì che sarebbe divenuto imperfetto? No! Dio lo creò perfetto, lo volle perfetto, ma lui, nel suo libero arbitrio – pur avendogli Dio dato i doni come li dà ai profeti – divenne imperfetto.
 

  Dio si comporta dunque con i profeti come se, ab initio, essi dovessero essere ‘perfetti’, nella loro limitatezza, pur sapendo che essi liberamente decideranno o non decideranno di esserlo. Se ben riflettete, se ben riflettete, vedrete che la contraddizione è solo apparente. Perchè, su tutti i doni che Dio dà, fa predominare quello della libertà, il libero arbitrio, che è quello che determina le scelte e che è quello che – sulla base delle scelte – consente a Dio di esprimere il giudizio, quello finale. E se l’uomo ha avuto doni particolari, perchè ‘potenzialmente’ poteva fare, e ‘doveva’ fare, cose particolari, e poi non ha fatto, allora risponderà dei talenti sprecati: risponderà per quello che ha fatto e – maggiormente , avendo avuto i talenti – per quello che non avrebbe dovuto fare. I profeti dovevano ricordare agli uomini di essere figli di Dio.

 Dio si rivelò ai Profeti. Perchè doveva, attraverso essi, trasmettere agli uomini decaduti, imbarbariti, impoveriti intellettualmente e spiritualmente, il senso della loro origine spirituale, il loro essere figli di Dio, perchè si stava avvicinando il tempo della missione di Cristo ed avrebbero dovuto essere pronti – come in realtà, per il libero arbitrio, ‘pronti’ non furono – a raccogliere la sua Parola, profeta anch’Egli perchè, Figlio incarnato, veniva a rivelare la Parola di Padre, esprimendo le parole del Padre, per virtù dello Spirito Santo. 

 I Profeti dovevano ricordare agli uomini – a quelli del popolo non prediletto ma ‘prescelto’ o, se preferite, ‘prediletto’ perchè prescelto e non certo per i suoi meriti particolari se non quelli dei primi patriarchi – di essere Figli di Dio, la loro origine, la loro missione, la loro strada. Il loro compito era mantenere accesa, almeno in una minoranza dell’umanità  imbarbarita, la fiaccola – una piccola fiaccola –  che illuminasse l’uomo, in modo che almeno in un popolo vi fosse la giusta conoscenza affinchè, con la venuta di Gesù Cristo, la sua dottrina potesse essere accolta e potesse essere divulgata.

  Perchè Dio non ha ‘fulminato’ gli uomini, perchè, meglio, non li ha folgorati con la rivelazione ‘istantanea’ della sua dottrina, salvandoli tutti, ad un tempo? E perchè allora il seme del pino impiega una vita a diventare ‘pino’? Perchè l’uomo impiega una vita a diventare ‘uomo’, e talvolta per diventare uomo nel vero senso della parola, cioè essere spirituale, neanche una vita basta? Perchè i tempi di Dio non sono i tempi dell’ uomo. Il tempo per Dio non esiste, Egli è l’ Eterno Presente. E perchè l’ordine di Dio è perfetto, e non è l’ordine dell’uomo. Il mondo venne creato anch’esso in quelle che noi chiamiamo fasi, non fu ‘istantaneo’, ma ‘istantaneità’ e ‘fasi’ sono concetti legati alla nostra nozione di tempo. Dio non aveva bisogno di ‘tempo’. E’ l’uomo che ne ha bisogno, purtroppo, per redimersi. Ed il tempo, per noi, è Carità di Dio. 

  Tutti gli uomini hanno il dono della ‘profezia’…, e tutti gli uomini hanno una ‘missione’ diversa. Dio si rivelò ai Profeti e quelli che accolsero la sua Parola la riportarono agli altri. Ma in realtà il dono della profezia Dio lo diede a tutti gli uomini, perchè a tutti gli uomini si rivela, ma noi chiudiamo gli occhi per non vedere, chiudiamo le orecchie per non sentire, volgiamo il capo, fuggiamo da Dio perchè preferiamo il nostro ‘io’. Fino ad un certo punto non è colpa nostra, perchè siamo purtroppo figli degeneri del Peccato. Fino ad un certo punto, però, cioè fino al punto in cui l’io liberamente decide e noi diventiamo ‘responsabili’. Perchè solo con la libertà vi è merito, e demerito.

  Perchè non tutti profeti, allora? E cosa diremmo se, nella nostra società, tutti facessero lo stesso mestiere? Potremmo mai sopravvivere? Il ‘corpo spirituale’, come il corpo umano, più del corpo umano, ha tante membra, tanti organi, tante funzioni.  Ogni organo ha la sua ‘missione’. Se la svolge bene il corpo funziona, altrimenti si ammala.

 
  Ed ogni uomo, uomo che vive nella società, ha una missione diversa. Quella di essere buon padre e buona madre. Quella di essere un buon figlio, un buon imprenditore, un buon lavoratore, un buon medico, un buon Sacerdote, un buon scienziato, perchè senza bontà la scienza non è sapienza ma scienza del Male.
  E tutte le missioni, armonicamente fuse insieme, se realizzate con bontà, concorrono a fare il Popolo dei ‘figli di Dio’, in terra. Ma poichè il nostro ‘io’ – cioè il nostro spirito degenerato dal Peccato, perchè l’io altro non è che la conseguenza del Peccato originale che ha ribaltato i valori sottomettendo lo spirito ‘Re’ al dominio dell’io – in realtà è libero di volere o non volere, noi non diventiamo sulla terra ‘Popolo di Dio’ ma, solo individualmente e nella misura in cui ognuno accetta, ‘figli di Dio’, quelli che fanno la sua volontà, per divenire ‘Popolo di Dio’ in Cielo, perchè lì veramente siamo popolo suo, un popolo, una volontà, un solo amore, quello per Dio.
  Dio parlò ai Profeti. Ma Dio parla sempre, ogni momento, attraverso il creato. Solo chi non vuole non lo vede, e non lo sente. Non è ingiustizia, non è mancanza di ‘privilegio’ il non ‘parlare’ a tutti, perchè tanto non lo vorrebbero ascoltare, perchè l’Umanità – basta guardarsi intorno –  è spesso ‘negatrice’ e  quando non è tale è almeno un pochino ‘vigliacca’. Siamo infatti dei poveri figli, perché siamo figli del Peccato. Per questo Dio ha Pietà. Per questo Dio manda agli uomini i profeti: manda loro i profeti perchè, se desse a tutti gli uomini questa missione, questi sprecherebbero il ‘talento’ ed essa diventerebbe aggravante di condanna.      

  Non dunque ‘ingiustizia’ per loro, non mancanza di un privilegio a loro che è stato invece concesso ad altri, ma ancora una volta Amore. Dio manda agli uomini chi gli illumina la strada. Il profeta non gliela illumina per proprio merito, perchè egli è “sasso” che si anima solamente sotto la mano e lo scalpello dello Scultore. Dio manda agli uomini chi gli illumina la Strada perchè essi possamo ritrovare il sentiero nella foresta della vita. Sta ad essi seguirla.
 

1: vedi G.Landolina: ‘Alla ricerca del Paradiso perduto’  ovvero i Dialoghi di un catecumeno” – Cap. 2. – Ed. Segno)

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