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CRISTOCENTRISMO, SALMI E… GEOGRAFIA
di Guido Landolina 

 

(il presente è il primo di due articoli dell’autore pubblicati nei mesi di novembre e dicembre 2005 sulla rivista ‘Il Segno del Soprannaturale’ delle Edizioni Segno)

La concezione della forma della Terra nell’antichità e la credenza diffusa che Gerusalemme si trovasse al centro del mondo.

Ne ‘Il Segno del soprannaturale’ del luglio 2005, avevamo iniziato a parlare di Fernand Crombette (1880-1970) 1, grande studioso francese, e delle moltissime opere da lui lasciateci e che da oltre trenta anni sono oggetto di approfondimento scientifico da parte di molti studiosi.

In quella circostanza avevamo trattato il tema dello ‘Tsunami’ asiatico del dicembre 2004 e di un altro Tsunami, di oltre tremila anni fa, che le decrittazioni dei geroglifici dei cartigli reali egiziani fatte da Crombette ci avevano descritto aver invaso il Mediterraneo e in particolare l’Egitto in occasione di quel ‘Fermati o sole!’ gridato a Dio da Giosuè  al fine di guadagnare tempo prezioso in una battaglia in Palestina che si stava rivelando decisiva per la conquista della Terra promessa da Dio ad Abramo, battaglia che avrebbe dovuto però concludersi prima del sopravvenire della notte.

Il rallentamento della rotazione della Terra intorno al proprio asse – che gli egiziani (fonte insospettabile perché nemici di Israele) avevano scritto essere imputabile al potente Dio degli Ebrei – garantì una maggior durata dell’illuminazione solare ma produsse come effetto collaterale uno Tsunami dovuto al rallentamento di velocità e quindi ad un movimento inerziale in avanti dei mari e degli oceani che avevano invaso molte terre e fra queste appunto l’Egitto con funeste conseguenze.
E’ dunque sempre pensando a Crombette – scienziato multidisciplinare e … mistico – che ho pensato di affrontare questa volta un tema che farà riflettere taluni che forse saranno poi più prudenti nel negare alla Bibbia il senso di una ispirazione divina sia pur sotto forme  che bisogna sapere interpretare.
Fin dall’antichità l’uomo ha cercato di immaginarsi forma e dimensioni della Terra. Erodoto, vissuto intorno al 450 a.C., fu anche un grande viaggiatore, e lui si convinse che la Terra avesse una forma sostanzialmente circolare, circondata da quel che veniva chiamato ‘fiume Oceano’ e fosse inoltre attraversata da mari interni. Non vi era ancora un’idea esatta delle sue dimensioni. Peraltro quella forma circolare concordava con una idea, che allora – non si sa bene perché – era abbastanza diffusa anche nel mondo greco, per cui Gerusalemme doveva essere al centro della Terra.

Al riguardo Fernand Crombette  dice che nell’atrio della basilica fatta costruire dall’imperatore Costantino sul Golgota si mostrava ai pellegrini, tra il Calvario ed il S. Sepolcro, il luogo dei sacrifici di Abramo e Melchisedec e si faceva del santo monticello il centro del mondo interpretando alla lettera e non simbolicamente –  con S. Cirillo, S. Ilario e S. Gerolamo – il passaggio del Salmo 73 (74) versetto 12: ‘Dio… ha operato la salvezza al centro della Terra’.
E’ ben noto a tutti gli specialisti quanto gli antichi testi biblici possano prestarsi a più di una interpretazione e traduzione. Le traduzioni sono spesso in funzione anche della ‘interpretazione’ che un esegeta ritiene di poter dare al testo che ha sotto gli occhi,  e quindi sono talvolta anche abbastanza divergenti. In ogni caso il suddetto versetto citato da F. Crombette – nella traduzione de ‘La sacra Bibbia’, Edizioni Paoline, 1968 – suona ‘Eppure Dio è mio re da sempre, lui che dà la salvezza in mezzo alla terra’ mentre nella versione della C.E.I. del 1996 (Edizioni San Paolo) viene tradotto: ‘Eppure Dio è nostro re dai tempi antichi, ha operato la salvezza nella nostra terra’.

  In tale ultima versione la traduzione  ‘nella nostra terra’ non riflette evidentemente il concetto di ‘in mezzo alla terra’ e di ‘al centro della terra’. L’idea che Gerusalemme potesse trovarsi addirittura al centro della Terra deve forse essere sembrata a più di un esegeta una pretesa un poco ‘megalomane’ e quasi … ‘fondamentalista’, oppure che gli antichi testi scritturali fossero stati adattati alle credenze di quell’epoca, fatto questo che potrebbe spiegare la preferenza per una traduzione meno letterale dell’antico Ebraico.

 Crombette 2 è stato un geniale decrittatore dei geroglifici, del copto e di altre lingue antiche ed esperto in particolare anche nell’ebraico. Egli scoprì che egiziano, cananeo ed ebraico  erano all’origine sostanzialmente una stessa lingua ma dialettalmente diversa. Lo stesso Abramo – prima della partenza dalla sua terra – parlava una lingua semitica ma quando su ordine di Dio dovette recarsi in Canaan si trovò con la sua tribù isolato in un paese di lingua camitica giacchè Canaan era l’ultimo dei figli di Cam.  Egli dovette mettersi – spiega Crombette – a parlare in cananeo e nelle generazioni seguenti i suoi discendenti dovevano aver totalmente perso l’uso del semitico. Ecco perché – continua Crombette – molti orientalisti dicono che l’ebraico è sostanzialmente identico al cananeo.

  Canaan era però il fratello di ‘Egitto’ (Misraim) 3 , quest’ultimo fondatore della nazione egiziana. I cananei e gli egiziani parlavano così delle lingue sorelle e pertanto – ad eccezione di certe probabili varianti dialettali – l’egiziano e il cananeo, e di conseguenza l’ebraico, erano la stessa lingua. Non furono i cananei ad adottare la lingua della tribù di Abramo, ma fu quest’ultima ad adottare quella del popolo cananeo tanto che gli stessi ebrei chiamavano la loro lingua ‘il cananeo’ (C.E.I.. 1974 – : Isaia XIX,18 – vedi nota 18-22).
Mosè – autore del Pentateuco ed in particolare della stessa Genesi – fu allevato ed istruito, come dice la stessa Bibbia, in tutta la scienza degli egiziani:  pensava in egiziano ed usava gli stessi procedimenti logici degli egiziani e parlò dunque l’egiziano come se fosse stata la sua lingua ebraica materna dalla quale però non differiva quasi. L’egiziano si è tuttavia conservato nel copto (una lingua monosillabica come lo erano tutte le lingue primitive) che – mantenutosi nei millenni straordinariamente intatto – ancora oggi é il più antico testimone delle lingue camitiche antiche.

  Ora, Crombette scoprì nell’ebraico antico le antichissime origini monosillabiche copte e trattò tale ebraico come una lingua monosillabica. In tale lingua, ognuna delle sillabe rappresenta – spiega Crombette – una o più delle nostre parole, nel senso che un monosillabo può esprimere addirittura degli interi concetti mentre i nostri termini di relazione: congiunzioni, preposizioni o altro sono inutilizzati. Poiché le sillabe sono radici, esse rappresentano sia un sostantivo che un aggettivo, un verbo all’infinito, al passato, al presente, senza cambiamento di forma.
E’ stata necessaria – i lettori vogliano scusarmi – questa digressione linguistica  per comprendere meglio quanto ora diremo.
Il versetto 12 del Salmo 73 (Volgata LXXIV, 12) – che tanto aveva colpito Crombette e che nella traduzione antica veniva letto ‘Dio… ha operato la salvezza al centro della Terra’ ma che nella attuale e già citata versione C.E.I. è tradotto: ‘Dio … ha operato la salvezza nella nostra terra’, viene letto da Crombette in ebraico così:4


Partendo da destra verso sinistra e individuando in ognuna di queste sette parole ebraiche il significato originario delle singole radici copte che vi erano contenute, Crombette ricavò rispettivamente il seguente testo:

Quello che Ehlohidjm    – Reggere estremità costituito Terra  – Generato prima   -
Parola inizio creare – Salvare operare uomo specie – Elevare croce in ostaggio – Asse superficie Terra
 

  In maniera ‘coordinata’, cioè logica – quanto precede viene ‘letto’ da Crombette:

‘Colui che Ehèlohidjm – ha costituito per reggere le estremità della Terra –  che Egli ha generato – prima di crearLo con la Parola all’inizio –  ha operato la salvezza della specie umana –  elevato in croce in ostaggio –  nell’asse della superficie della Terra’.

Questa traduzione – che grazie ai monosillabi copti contenuti nelle singole parole ebraiche è molto più ricca del testo usuale del versetto 12 del Salmo 73 – ne rispetterebbe appieno la sostanza spirituale e cioè: ‘Dio (ndr: attraverso Gesù Cristo, Verbo incarnato) ha operato la salvezza (ndr: dell’Umanità) al centro della Terra’, dove il ‘centro’ – e questo è il punto nodale del nostro discorso sulla deriva dei continenti – viene qui inteso in senso geografico rispetto alla terraferma del ‘pianeta’ Terra.

Alfred Wegener e la sua famosa teoria sulla deriva lenta dei continenti.

Ce n’era più che a sufficienza perché Crombette – che nella verità anche scientifica della Bibbia, correttamente tradotta ed interpretata, credeva con fede assoluta – si dedicasse allo studio delle implicazioni geografiche di questo salmo.
Ne sono scaturiti alcuni volumi di carattere scientifico sulla interpretazione della Genesi e sulla formazione della Terra. 5
Crombette si ricordava infatti della teoria del famoso geofisico tedesco Alfred Wegener sulla deriva lenta dei continenti, teoria che all’inizio sembrò tanto originale da destare non poco scetticismo nell’ambiente scientifico dei primi decenni del novecento. 6

  In realtà anche altri geografi e geologi avevano prospettato nell’ottocento una ipotesi del genere, quantunque il primo che sembra aver avuto il merito della priorità sia stato Placet in una sua opera del 1668. 7

  Wegener, esaminando e riflettendo nel 1910 su una carta geografica del globo, fu colpito – vedendo quanto le due opposte sponde dell’America del sud e dell’Africa occidentale si incastrassero quasi perfettamente fra di loro – dall’idea che una volta avessero fatto parte di un unico continente. Successivamente, nel 1911, venuto casualmente a conoscenza di conclusioni paleontologiche ammettenti l’esistenza di un legame terrestre fra il Brasile e l’Africa, fu indotto a fare un esame sommario dei risultati che sarebbero scaturiti dall’applicazione dell’idea delle traslazioni laterali in geologia e paleontologia. Egli ottenne delle conferme importanti che lo convinsero dell’esattezza sistematica delle sue teorie che vennero portate alla conoscenza del pubblico nel 1912. Wegener supponeva che all’origine tutti i continenti formassero un blocco unico ma che questo blocco, in differenti epoche geologiche, si fosse scisso in numerosi tronconi successivi che si erano allontanati lentamente gli uni dagli altri, spinti costantemente verso ovest e verso l’equatore da una forza sconosciuta.

Il colpo di genio di F. Crombette… a duemila metri sotto il livello dei mari.

I geologi, oggi, ammettono generalmente quell’origine dei continenti da un  blocco unitario, che essi chiamano Pangea, ma all’inizio non tutte le ricostruzioni scientifiche di Wegener convinsero ed altre si dimostrarono errate avendo per di più Wegener dato l’impressione di aver fatto in qualche caso delle forzature per far ‘quadrare’ meglio la sua teoria. Inoltre le coste dei continenti – almeno così come le possiamo vedere noi oggi – non combaciavano perfettamente.
 

  Ma ecco l’ispirazione del colpo di genio! Crombette ebbe infatti l’idea di effettuare dei rilievi sulla conformazione dei continenti non al livello attuale delle acque di superficie come fatto da Wegener ma – partendo dal presupposto … biblico che il Diluvio universale con l’apertura delle ‘cateratte’ del cielo fosse stato una realtà che aveva aggiunto acqua a quella degli oceani di prima del diluvio – egli volle effettuare i riscontri di eventuale coincidenza delle opposte sponde a livello sottomarino, cioè a quello che presumibilmente avrebbe dovuto essere il livello delle acque e della terraferma prima del Diluvio, livello da lui calcolato 2000 metri sotto l’attuale livello medio degli oceani che è di circa 4000 metri.

  Sorvolo qui su come egli sia riuscito a capire e fare questi calcoli, perché altrimenti andrei fuori tema e vi priverei del piacere di un’altra scoperta magari in uno dei prossimi articoli. Crombette potè comunque disporre di carte marine più moderne ed aggiornate di quelle di Wegener, lette da un’angolazione nuova ed utilizzando nei suoi studi anche i rilievi dei fondali oceanici che nel frattempo erano stati elaborati grazie alla tecnologia ed alle prospezioni delle ricerche sottomarine durate alcuni decenni specialmente nella seconda parte del  novecento.

  La sua scoperta è stata sensazionale anche se fatta per ora passare quasi inosservata nel mondo della scienza ufficiale forse perché avrebbe demolito troppe teorie di tanti cattedratici, teorie ‘prestigiose’ ma che si sarebbero rivelate campate in aria, o forse perché avrebbe avuto troppe implicazioni religiose che avrebbero riaccreditato la Bibbia come opera di ispirazione divina presso un mondo scientifico e accademico sostanzialmente ateo o laicista o quantomeno ‘laico’, assertore per di più, anche in geologia, della teoria di un evoluzionismo lentissimo.
In base ai principi geologici dell’attualismo di Charles Lyell e dell’evoluzionismo di Charles Darwin, la deriva dei continenti, veniva infatti  immaginata lenta, accaduta impercettibilmente del corso di centinaia di milioni di anni.
  Secondo le scoperte di F. Crombette, invece, la deriva – lungi dall’essere stata lenta – fu la conseguenza improvvisa di un cataclisma planetario di immani proporzioni, nel corso di pochi mesi in occasione del Diluvio universale, piogge che sommarono i loro effetti con quelli di Tsunami di smisurata ampiezza e violenza provocati sia da sconvolgimenti tellurici con movimenti orogenetici, sia dalla spaccatura in più tronconi del continente unico di Pangea con l’inizio della deriva di quelli che sarebbero divenuti gli attuali continenti.
Lo Tsunami del dicembre 2004 con i suoi trecentomila morti in Estremo Oriente che ha colpito di onda in onda persino le coste dell’Africa Orientale fu provocato da una relativamente modesta frattura di una faglia sottomarina. Possiamo allora provare ad immaginare che razza di Tsunami mondiale possa avere provocato la spaccatura della Terraferma e la deriva dei vari continenti.

 Crombette accertò dunque, dopo anni di studi pazienti e infaticabili, i punti pressochè esatti di originaria congiunzione fra i vari continenti proprio alla profondità da lui intuita e cioè circa duemila metri sotto l’attuale livello degli oceani.
Tale livello inferiore era infatti  quello di un unico Oceano che a quei tempi circondava le terre del continente unico di Pangea, la quale era quindi mediamente molto più elevata sul livello dell’Oceano stesso di quanto non lo siano le terre attuali dopo l’aggiunta delle acque del Diluvio. Detto Oceano ha finito per prendere poi nomi diversi dopo la deriva dei continenti con la formazione anche di mari interni.

Il Dio dell’Antico Testamento…

Il Dio della Bibbia non si limitò a dire che avrebbe distrutto l’Umanità empia e corrotta con le acque ma, forse per essere ben sicuro del risultato finale, volle distruggere anche la terraferma e innescò con la sua volontà quelle famose spinte trasversali (e cioè quelle forze misteriose che costituivano una autentica ‘spina’ nel pensiero di Wegener) che avrebbero distrutto la bellezza costruttiva dell’originario capolavoro divino.
Dice infatti la Bibbia (CEI: Gn 6, 13) :  “Allora Dio disse a Noè:«E’ venuta per me la fine di ogni uomo, perché la terra, per causa loro, è piena di violenza; ecco io li distruggerò insieme con la terra…’»”.

  Certo – per chi non crede nella potenza creatrice di Dio o, in nome della sua Bontà, dimentica l’altro suo attributo della Giustizia – è duro accettare un suo diretto intervento per distruggere sia pur parzialmente la Terra nella sua originaria configurazione e clima come pure una Umanità che si era ormai completamente corrotta, salvo Noè e la sua famiglia, preservati da Dio per salvare la stirpe umana e dare inizio ad un nuovo ciclo vitale dopo quello di Adamo ed Eva. 8
Ma a Dio premeva l’aspetto spirituale, la salvezza cioè dell’anima dell’uomo per il Regno dei Cieli. Di quel passo l’Umanità si sarebbe corrotta e dannata totalmente e sarebbe stato vanificato – grazie a Satana – il Progetto creativo di Dio: avere un popoli di ‘figli’ uniti a Lui in Cielo per l’Eternità.

  Egli decise dunque di tagliare alla base il fusto corrotto della pianta con i suoi rami incancreniti e lasciare crescere un nuovo pollone per dare origine ad una nuova Umanità che potesse un giorno accedere al ‘Regno’ per una Vita che sarebbe stata eterna, grazie alla Redenzione in seguito operata dal Verbo incarnato.
Che la ‘deriva’ sia stata conseguenza di un evento planetario catastrofico ed improvviso, è peraltro dimostrato dalle scoperte fatte da Crombette analizzando appunto le carte dei fondali marini di tutto il globo. Egli ha trovato non solo le tracce della ‘scia’ lasciata sul fondo marino dai vari continenti mentre ‘strusciavano’ durante il loro percorso di spostamento rispetto alla posizione originaria (come potrebbe essere la traccia lasciata da un oggetto pesante trascinato o spinto sul terreno) ma – analizzando quella che avrebbe dovuto essere la posizione primitiva di queste masse enormi di roccia – egli ha individuato la cicatrice originaria, vale a dire l’impronta della forma del continente nel punto di partenza così come questa si era formata quando la lava sottostante era fuoriuscita dai fondi marini lasciati liberi una volta che i continenti si erano spostati.

  Evidentemente la lava –  incandescente ma pastosa, e quindi lenta a salire in superficie, compressa come era anche dalla pressione del mare sovrastante – a contatto con l’acqua fredda dell’Oceano si raffreddò e si solidificò pressocché immediatamente, bloccando così il processo di fuoriuscita, ma lasciando appunto l’impronta con i contorni lavici di quella che era stata la soprastante massa continentale primitiva.
A questo punto, voi che leggete, non riuscite forse a comprendere bene e vi starete domandando cosa c’entri tutto questo discorso con il titolo di questo articolo.
Lo scoprirete nella prossima puntata…

                                                                                                               (continua)

1 Numerose opere (incluso: ‘Galileo aveva torto o ragione?’, Vol. II, 42.34 al quale l’autore di questo articolo si è ispirato) dell’illustre scienziato francese, tradotte in italiano da Rosanna Breda rappresentante in Italia del C.E.S.H.E.   sono consultabili e liberamente scaricabili dal nuovo sito internet di Ceshe-Italia: http://digilander.libero.it/crombette/
2 Vedi in http://digilander.libero.it/crombette ‘La rivelazione della Rivelazione – Volume I, pagg. 27 e seguenti vedi anche in www.ilcatecumeno.net Serzione Opere)dell’autore : La Genesi biblica fra scienza e fede: Una questione preliminare:il problema della interpretazione dell’antico testo ebraico della Genesi.
3 Vedi il testo secondo la Volgata  nella traduzione di Vigouroux
4 Per una più particolareggiata scomposizione e traduzione del testo ebraico del salmo 73(74) nei monosillabi copti e loro successiva traduzione in lingua latina e italiana  vedi http://digilander.libero.it/crombette cliccando quindi su ‘La Genesi’ (Gn 1,10), pagine  173/175.
5 F. Crombette: ‘Essai de Geographie … divine’ , Volumi I,II,III,IV – Ceshe, France
6 Alfred Wegener: ‘Die Entstehung der Kontinente und Ozeane’ (La Genesi dei continenti e degli oceani)
7 P.Placet: ‘De la corruption  du grand et du petit mond par le péché’– Veufve Gervais Alliot e Gilles Alliot, Libraire – Parigi, 1668
8 Sulle cause e sul perché Dio mandò il diluvio leggi dell’autore – edito da Segno – ‘Alla ricerca del Paradiso perduto’ : Cap. 27: ‘La maledizione di Dio su Caino… e la razza degli uomini-scimmia’ e Cap. 28:’Ancora sugli uomini-scimmia e sul perché del Diluvio’. Oppure l’opera nel sito dell’autore www.ilcatecumeno.net

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Category: Scienza e Fede

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