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28/07/2013 
La folla di Copacabana

GIOVANI A COPACABANA

Bergoglio ai vescovi: siate coraggiosi, camminate con chi è lontano

ANDREA TORNIELLI
INVIATO A RIO DE JANIERO

La mattina incontra la classe dirigente del Brasile e chiede una politica che realizzi partecipazione e «sradichi la povertà». A pranzo consegna ai vescovi del Brasile un discorso che suona come un manifesto programmatico di una Chiesa che smette di «essere fredda» e «prigioniera dei propri rigidi linguaggi», e torna a mettersi in cammino con la gente seguendo la «grammatica della semplicità». La sera, nella veglia di Copacabana, davanti al mare di ragazzi che affollano la spiaggia più famosa del mondo, indica la strada per costruire una civiltà più giusta e fraterna.

Nel Teatro municipale di Rio, Francesco parla ai politici e spiega che «il futuro esige una visione umanista dell’economia e una politica che realizzi sempre più la partecipazione della gente, eviti gli élitarismi e sradichi la povertà». Cita il profeta Amos e l’avvertimento di Dio a coloro che «calpestano come polvere della terra la testa dei poveri». Invita i leader a «scegliere la più giusta delle opzioni» partendo «dalla propria responsabilità e dall’interesse per il bene comune». Spiega che tra «l’indifferenza egoista e la protesta violenta c’è un’opzione sempre possibile: il dialogo». Il dialogo è «l’unico modo di crescere per una persona, una famiglia, una società».

Ma il testo più importante della giornata è quello ai cardinali e vescovi brasiliani. Una scossa che segna un passo in avanti nel cammino del pontificato e fa emergere come non era mai accaduto in modo così compiuto il messaggio del nuovo Papa. La Chiesa, dice, «non può allontanarsi dalla semplicità», perché così facendo finisce per perdere «coloro che non ci capiscono» più. Bisogna recuperare «la grammatica della semplicità». Francesco parla di coloro che si sono allontanati, delle persone che «dopo essersi lasciate illudere da altre proposte», ritengono che ormai la Chiesa non possa più offrire qualcosa di significativo e di importante». La Chiesa stessa, aggiunge, «forse è apparsa troppo debole, forse troppo lontana dai loro bisogni, forse troppo povera per rispondere alle loro inquietudini, forse troppo fredda nei loro confronti, forse troppo autoreferenziale, forse prigioniera dei propri rigidi linguaggi».

Che cosa fare, allora, con i lontani? Non bisogna aver paura «di uscire nella loro notte», di «intercettare la loro strada». L’atteggiamento giusto, di fronte a questa situazione, non può essere quello del lamento che «finisce per aumentare l’infelicità». Oggi non servono lamentazioni, ma una Chiesa «in grado di far compagnia, che accompagna mettendosi in cammino con la gente». La domanda del Papa è drammatica: «Siamo ancora una Chiesa capace di riscaldare il cuore?». Nel mondo di oggi si rincorre ciò che è più veloce, e «tuttavia si avverte una disperata necessità di calma, vorrei dire di tenerezza». Serve una Chiesa che non sia «travolta dalla frenesia dell’efficienza», ma che sappia essere «lenta», per «ascoltare, nella pazienza, per ricucire e ricomporre». E sia «capace ancora di ridare cittadinanza a tanti suoi figli che camminano come in un esodo».

Per essere missionari, per raggiungere i lontani «serve una Chiesa capace di riscoprire – afferma – le viscere materne della misericordia. Senza la misericordia c’è poco da fare oggi per inserirsi in un mondo di “feriti” che hanno bisogno di comprensione, di perdono, di amore». Non dunque di condanne e freddi richiami dottrinali.

Francesco afferma che è importante «rinforzare» la famiglia, i giovani e le donne, «che hanno un ruolo fondamentale nel trasmettere la fede». «Non riduciamo l’impegno delle donne nella Chiesa, bensì promuoviamo il loro ruolo attivo nella comunità», perché «perdendo le donne la Chiesa rischia la sterilità». Non è questione di strutture, non servono le burocrazie ecclesiastiche, «bisogna far crescere la collegialità e la solidarietà». E c’è anche il richiamo all’ambiente e al creato nel discorso ai vescovi. «Non si va in Amazzonia per andarsene dopo averla sfruttata», dice il Papa che aggiunge: «Il creato non può essere sfruttato selvaggiamente». Infine la sera, durante la veglia, Francesco accenna ai «giovani che in tante parti del mondo sono usciti per le strade per esprimere il desiderio di una civiltà più giusta e fraterna». Da dove cominciare? La risposta la trova in Madre Teresa di Calcutta. Quando le chiesero «che cosa doveva cambiare nella Chiesa, rispose: tu ed io!».

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