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La Curia di Milano contro Pisapia

dal sito, web di Andrea Tornielli

«Introdurre un registro comunale delle unioni civili è un’iniziativa inefficace, forse solo un’operazione d’immagine. È invece la famiglia, che ha un ruolo sociale e civile evidente e riversa positivamente sull’intera società il suo benessere complessivo, a richiedere sostegno in questa fase di crisi economica. Abbiamo davanti l’esperienza di quanto è accaduto nelle altre città dove questo registro è poco utilizzato e non comporta nessun vantaggio concreto alle coppie conviventi».

È la posizione espressa dalla Curia di Milano, attraverso il responsabile del Servizio per la famiglia, Alfonso Colzani, sulla proposta che di istituire il registro delle unioni civili a Milano, che sarà discussa domani in Consiglio comunale. Il registro è uno dei punti presenti nel programma elettorale del sindaco Giuliano Pisapia.

«Le coppie in Italia che scelgono la convivenza come forma stabile di unione hanno alcuni loro diritti. Questi temi vanno affrontati con calma e dal Parlamento e non da un singolo Comune – spiega Colzani. – È chiaro che un dibattito nazionale in Parlamento non si limiterebbe al “registro”, perché affronterebbe anche il disegno complessivo dei vari legami pesandone il loro rilievo sociale. Allora il dibattito avrebbe un altro senso e ci sarebbe una maggior possibilità anche da parte dei cattolici di intervenire portando le proprie convinzioni interagendo in modo costruttivo con le altre identità culturali. Quindi sarebbe una cosa più seria. Introdurre un registro così invece è un’iniziativa sostanzialmente inefficace, forse semplicemente un’operazione d’immagine. Probabilmente questa Giunta in qualche modo deve saldare alcuni “debiti” verso una parte di elettorato che l’ha sostenuta».

«Il sostegno alla famiglia – la maggioranza della realtà sociale anche milanese – è una necessità da porre con più decisione al centro dell’attenzione anche dell’Amministrazione pubblica, come emerso chiaramente anche durante l’Incontro mondiale delle famiglie. Le famiglie che hanno sancito la loro unione con un matrimonio, sia civile sia religioso, in Italia sono nell’ordine della decina di milioni contro le 500 mila convivenze. Il sostegno è da indirizzare a chi con il matrimonio si prende impegni pubblici e stabili verso la società diventandone una risorsa. Per noi famiglia è un’unione stabile e pubblica tra un uomo e una donna aperta alla vita. La Chiesa è convinta che chi investe tutto nel legame e in esso si impegna fino in fondo, si dischiude a un rapporto che conduce a una maggiore verità e profondità della relazione». Colzani introduce anche la riflessione a proposito del matrimoni gay: «Il concetto di matrimonio ha una sua precisa specificità e una storia millenaria e non può essere confuso con le unioni omosessuali».

Sulla pagina di Milano 7, l’inserto di Avvenire, viene ospitata oggi anche l’analisi di Mattia Ferraro, vicepresidente dell’Unione giuristi cattolici di Milano. Che spiega: «Il regolamento anagrafico della popolazione residente (approvato con decreto del Presidente della Repubblica, 30 maggio 1989, n. 223) definisce – all’articolo 4 – la famiglia anagrafica come l’«insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti e aventi dimora abituale nello stesso Comune».

«I servizi anagrafici dipendono dal Comune – continua il giurista – sicché questo già ora registra le convivenze tra persone legate da vincoli affettivi. Perché, dunque, creare uno specifico registro comunale delle unioni civili, cioè alle sole convivenze per ragioni affettive? Il fine di una simile proposta è quello di equiparare – almeno a livello di servizi erogati dal Comune – le unioni civili (indifferentemente se tra persone di sesso diverso o del medesimo sesso) alle famiglie fondate sul matrimonio».

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